
Di Tiziana Ficacci
Si dice che tra le cose preziose custodite in via di Torre Argentina ,nella sede dei Radicali, ci sia la copia autografata di questo libro, oggi rieditata da Lindau con la presentazione di Adriano Sofri. Rimane, naturalmente, la preziosa prefazione di Leonardo Sciascia del 1979.
Antefatto:
Aglietta venne estratta, come giudice supplente, al processo in cui era imputato il nucleo storico delle Brigate Rosse presso la Corte d’Assise di Torino. Il procedimento fu aperto nel 1976, rimandato diverse volte per questioni procedurali e per le 137 defezioni di cittadini comuni chiamati a comporre la giuria popolare.
La coraggiosa donna, esponente di primo piano dei Radicali, parlamentare italiano ed europeo, inviò un telegramma a Cossiga rifiutando la scorta. Nel Diario, troviamo l’atmosfera di quei giorni, tempi assassini, tempi cupi, vissuti dalla testimone come una assunzione di responsabilità.
“Mi sia consentito – scrive – di rivolgere a tutti un appello contro la paura, contro la violenza, contro la rassegnazione a vivere la violenza assassina, sia quella del potere o di chiunque altro”.
Marco Pannella ha ricordato che, negli anni ‘80, il brigatista Mario Moretti gli disse che senza la perseveranza di Adelaide Aglietta il processo non ci sarebbe stato.
Racconta nel Diario: “ho tentato di trasmettere ai lettori la singolare condizione in cui mi sono trovata e le molte contraddizioni che ho dovuto affrontare: di segreteria di partito, di giudice che deve applicare norme e procedure a cui si oppone come cittadino e in nome delle quali è sottoposto, in quanto militante radicale...nelle drammatiche vicende di questi mesi il processo è stato una tessera di un mosaico più vasto. Di questo intreccio di fatti ho cercato di essere testimone”. Aglietta, nata nel 1940 a Torino è morta prematuramente nel 2000. Il libro è bello anche per le tante fotografie dell’archivio radicale e dell’album personale delle sue figlie, Francesca e Alberta Rocca.
Di Coralie de’ Robilant
L’autrice, docente di Scienza della comunicazione alla Sapienza, spiega perché la nuova ondata tecnologica e i cambiamenti sociali ed economici che ne scaturiscono non ci riguardano tutti. Il divario tra esclusi e inclusi dalla società dell’informazione, infatti, sta aumentando sempre di più.
L’uso dei nuovi media richiede capacità culturali e tecniche, non possederle elimina dallo sviluppo attuale, così come nel passato succedeva per gli analfabeti che rimanevano fuori dallo sviluppo industriale e capitalistico. Le categorie a rischio esclusione sono le casalinghe, i pensionati e i giovani non scolarizzati.
Internet ha parecchi usi, l’e-mail è l’attività più diffusa, seguono i motori di ricerca, l’approfondimento di informazioni relative a un hobby, e, piccola curiosità, c’è un numero piuttosto alto di persone che si collegano per conoscere le previsioni metereologiche.
Secondo l’Autrice i naviganti si distinguono in monomorfi, utilitaristi, polimorfi e reticolari.
I monoformi
si collegano raramente e utilizzano internet per una unica attività;
gli utilitaristi
si muovono fra la connessione quotidiana e quella settimanale e finalizzano la loro attività ad un obiettivo specifico.
I polimorfi
si connettono spesso e conoscono i programmi praticando on line più attività. I reticolari considerano la rete una destinazione e si destreggiano con grande abilità.
Nel 2006 i ministri Ue hanno sottoscritto la dichiarazione di Riga, che stabilisce che le tecnologie della comunicazione migliorano la vita dei cittadini. E’ innegabilmente vero per chi ogni giorno trae vantaggio dall’accesso. Ed è vero che bisognerà aiutare anche i “renitenti” ad arrendersi alla magia della Rete.
Di Tiziana Ficacci
Che cosa è il Karma Kosher?
Nella prefazione Stefano Jesurum dice che "...è il bizzarro fenomeno che decenni dopo i figli dei fiori conquista frotte di giovani e giovanissimi, ex soldati, maschi e femmine, religiosi e no. Librerie dell’occulto, incensi e candele, new age, massaggi, arti marziali, bar esoterici, yoga e filosofia buddista. Per chi non l’avesse capito si chiama scappare a gambe levate dalla realtà".
E’ un libro molto utile perché è un tentativo di raccontare l’Israele dei giovani, un paese laboratorio di idee, di tendenze e di speranze. E’ uno sguardo su una generazione che all’esterno nessuno conosce, che è cresciuta negli anni di Oslo nel 1993 e che crede nella possibilità della pace ma che si ritrova spesso in un passato che considera una disgrazia.
Questa generazione patisce il vuoto di senso che ha avuto un culmine con la guerra del Libano nel 2006. Non sono ragazzi che vanno via, anche se il viaggio in India (a Goa si parla in ebraico e si paga in shekel) per perdersi e o ritrovarsi, è quasi una meta forzata per i giovani di Tsahal, esercito pop.
Per quanto possa sembrare assurdo dall’esterno, l’entrata nell’esercito rappresenta uno dei momenti più identitari, ma, finiti i tre anni di leva si scappa via. I giovani si richiudono nella "bolla" (ha-buah), uno slang che sta per Tel Aviv . La città è considerata una oasi di pace immune al marasma mediorientale o babilonia senz’anima. Tel Aviv è un microcosmo a sé stante, ermeticamente sigillato dal resto del paese.
Ma anche le bolle più solide, però, tendono a esplodere davanti a qualche chilo di tritolo. Racconta Momigliano che il tipico telavivi è ben descritto da una copertina di Achbar Ha-Ir (il topo di città) supplemento del quotidiano Ha-Ir:
un ragazzo dal look trasandato e dall’aria abbastanza rilassata, se ne sta comodamente sdraiato sul divano del suo salotto a leggere un libro, lo stereo nelle orecchie e una tazza di tè sul tavolo, mentre un gatto gioca tranquillo sul tappeto e mentre dalla televisione una giornalista spiega come utilizzare una maschera antigas.
Lisa Goldman, giovane scrittrice israelo-canadese scrive : "se qualcuno fosse arrivato all’improvviso a Tel Aviv nell’ottobre del 2000, senza parlare ebraico né leggere i giornali, non avrebbe notato nulla di strano. I caffè e i negozi erano pieni, l’industria dell’hi-tech continuava a crescere, la gente si alzava, mandava i bambini a scuola e poi andava a lavorare...eppure è stato un mese davvero terribile". Per intenderci è il mese del linciaggio di Ramallah. Uno dei tanti conflitti arabo-israeliani è nato banalmente.
Due riservisti di Tsahal si perdono in macchina nei pressi di Gerusalemme e si ritrovano nel centro del capoluogo palestinese: chiedono aiuto alla polizia dell’Anp, ma la folla prende d’assalto il commissariato. Per un caso alcuni reporter del TG4 (guarda te!) e della BBC sono nella zona e riprendono la scena: le immagini dei due corpi dilaniati, delle mani insanguinate dei loro carnefici mostrate con fierezza alle telecamere sono rimaste impresse nella memoria di tutti gli israeliani (e non solo).
Il Libano 2006 riporta tutti in un clima di conflittualità e cupezza, una angoscia difficile da governare, un vivere diki (diminutivo di dikaon=depressione) che porta anche a una richiesta di politica forte. "Se una bomba atomica deve cadere da qualche parte in questo mondo, molto probabilmente cadrà in Israele. Un puntino sulla mappa, ma è anche il punto più probabile per un attacco atomico nel futuro" dice Etgar Keret, scrittore feticcio del mondo giovanile.
"Domandarsi che aspetto avrà Israele tra vent’anni è un tabù, non esiste neppure una letteratura ebraica di fantascienza perché tutti sanno che c’è una sorta di limbo che ci attende nel futuro”, continua Keret. “Siamo un po’ paranoici ma abbiamo le nostre ragioni",
dice Aviv Geffen, classe 1973, rockstar diventata il simbolo di una generazione perché era sul palco dove fu ucciso Rabin (4 novembre 1995), ma ascoltando Galgalatz, la radio semiufficiale dell’esercito israeliano (che scimmiotta anche nel nome la Galei Tsahal (onde di Tsahal) radio ufficiale dell’esercito) che in quel Paese è più importante di Mtv, si svela un paese che tra guerre, attentati, nevrosi collettive e le piccole assurdità quotidiane, è un posto vivo e disperatamente attaccato alla vita.
La vita dietro il conflitto
"Beyond the conflict", parola d’ordine di tutti i blog spuntati come funghi, e la vita al ha-panim (sulla faccia, con il morale a terra)
L'AUTRICE:
Momigliano è nata a Milano nel 1980, si è laureata in antropologia negli Stati Uniti, scrive sul Riformista e collabora con Radio Radicale. E’ molto carina, ama la musica grunge ed è una fan del movimento pacifista israeliano.
Tiziana Ficacci
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AUTRICE: Anna Momigliano
CASA EDITRICE: Marsilio
PREZZO: Euro 13
EXTRA: Sito dell'autrice
Di Angela Segre'
Marta è una bella ragazza trentenne che se ne va in Turchia per otto mesi. E poi ci racconta tutto in questo libro. E minuziosamente riferisce dei diversi mercati e dei grandi magazzini di Istanbul, dalle bancarelle del quartiere Fatih dove vivono i tradizionalisti islamici, ai negozi di Istikal Caddesi, una specie di via Condotti del Bosforo.
Marta passeggia e incontra gli studenti, frequenta l’hamam, si fa depilare con foga dalle estetiste turche, racconta degli autobus : bianco-rossi, verdi, blu, che hanno standard qualitativi diversi per colore ma dove si sale solo facendo una fila ordinata. Marta beve il nar suyu (spremuta di melograno) e indossa il velo dove si deve fare.
E rivolge qualche domanda , con prudenza, sui curdi e sugli armeni, ma sempre per ricevere risposte permalose e nazionaliste. E poi Marta va nell’Anatolia centrale e il reportage diventa politico. Ricerca attenta delle fonti dell’islamismo moderato del partito di governo, analisi sui Lupi grigi, indagine sui luoghi in cui è maturato l’omicidio di Hrant Dink, giornalista armeno, e sul prete italiano Andrea Santoro.
E se è importante conoscere la Turchia alla luce della probabile anche se non immediata entrata nell’Ue del paese, sicuramente importante è stato questo viaggio per Marta in quel paese.

sacrica QUI il documento in PDF con lista e recensioni
Una giornalista afgana racconta la vita dall’inferno della sua gabbia ambulante, il burka. Mujahed racconta come sia difficile camminarci, le bastonature perché non è stato ritenuto sufficientemente lungo, le cadute dalla bicicletta perché il tessuto si impiglia nei raggi, l’investimento da parte di una auto perché così intabarrate capita di non riuscire a vedere ai lati le altre automobili. Il libro è illustrato da Simona Bassano di Tufillo, ed è patrocinato da Amnesty International
Coralie de’ Robilant
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CASA EDITRICE: http://www.donzelli.it/
PREZZO: Euro 16,50
ISBN 9788860361318
Alice è una immigrata sudamericana che vive a Parigi circondata da artisti malinconici e geniali. Vuole diventare psicanalista e sogna di andare in analisi come altre sognano una vita di luccichini. Il viaggio alla ricerca di se stesse è lungo e accidentato anche se è l’unica cosa per la quale vale rompersi l’osso del collo. Alice, dietro e davanti allo specchio, diventerà psicoterapeuta ma prima faremo la conoscenza con i tanti “psic” con i quali la protagonista verrà in contatto. Alla fine, come nelle favole, Alice incontrerà il suo psicanalista perfetto che la aiuterà a portare con più leggerezza il carico della vita e che riuscirà a insegnarle “quello che lei - e tutte noi - sa già”.
Tiziana Ficacci
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CASA EDITRICE: www.lalepreedizioni.com
PREZZO: Euro: 18.00
ISBN: 978-8896052-01-3
I modi di dire, ancora più dell’accento, raccontano da dove vieni, in che modo sei vissuto e, perfino, quanti anni hai. Origgi, in questo divertente libretto, raccoglie in ordine alfabetico parole e modi di dire della sua infanzia rivelandoci uno spaccato degli anni Sessanta. D’obbligo cominciare col titolo “chi sono io, la figlia della gallina nera?”, è l’ultima a sedersi a tavola, ad avere una carezza, il brutto anatroccolo. E’ il sentire dei secondogeniti, delle seconde mogli… Poi c’è “borghese”, i borghesi son tutti porci, più sono grassi più sono lerci… Invertiti, un modo ridicolo per migliorare l’omosessuale e le “cose turche”, cose esagerate ed estreme, forse sessuali.
Roberta Anav
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CASA EDITRICE: www.edizioninottetempo.it
PREZZO: Euro 12,00
ISBN 978-88-7452-171-5
Ferdinando IV di Borbone aveva otto anni quando il padre, Carlo III, venne innalzato al trono di Spagna nel 1759. I precettori di Ferdinando furono molto accomodanti e lui crebbe ignorando completamente l’arte del governo. La sua salvezza fu il matrimonio con Maria Carolina d’Asburgo che, per una clausola matrimoniale voluta da sua madre l’ imperatrice austriaca Teresa, una volta sposata doveva sedere nel Consiglio di Stato. Carolina, abile nelle questioni amministrative, supplisce alle mancanze di Ferdinando che è talmente pigro da non apporre neanche la sua firma sui documenti ufficiali preferendo usare un timbro. Raccontati come reciprocamente infedeli e indifferenti l’uno all’altra, il carteggio mette in discussione questa convinzione. Ferdinando nel 1788 è convalescente nella reggia di Caserta per una blenorragia e da lì scrive a Carolina quotidianamente. La chiama gioja mia, corazzane mia, carissima compagna. Le racconta in modo infantile le battute di caccia, la difficoltà di evacuare che comporta la malattia, le dice che prega “perché il Signore ti conservi in salute per mia quiete e consolazione”. L’anno seguente l’Europa sarà sconvolta dalla rivoluzione francese.
Angela Segre’
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CASA EDITRICE: www.edizionispring.it
PREZZO: Euro 15,00
ISBN: ISBN 88-87764-57-4
Negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento i community gardens sono stati una risposta concreta per rispondere alle esigenze dei più poveri nei periodi di crisi. In alcuni periodi, ad esempio durante le guerre mondiali, sono stati finanziati da enti governativi affinché le fasce sociali meno avvantaggiate potessero coltivarli. Erano misure transitorie per fare fronte alle emergenze e alla durezza della Depressione, ma venivano addolciti con slogan tipo “fresh food, exercise and education”. Il libro racconta la vicenda di Loisaida, un piccolo quartiere di Manhattan sull’East River. E’ sorto nell’800 come rifugio per emigranti, prima olandesi, poi alla fine del secolo italiani ed est europei e, alla fine del 900, portoricani. I giardini, persi tra i palazzi, sono segnati da cornicioni delle vecchie case, vasche da bagno dipinte come un ninfeo, una bambola rappresenta una Venere che esce dall’acqua. A due passi dal centro finanziario, il quartiere merita il viaggio a NY, o, per il momento, la lettura di questo libro.
Aviva De Benedetti
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CASA EDITRICE: www.bollatiboringhieri.it
PREZZO: Euro: 18,00
ISBN: --
Come mai tante donne disinvolte, autonome, intelligenti, belle, emancipate, accettano di subire maltrattamenti gravi? Perché, anche se possono scegliere, scelgono il dolore? Il libro è un puzzle di storie di donne – da Eva Kant a Lee Miller, dalla prostituta per scelta alla bambina venduta dai parenti – mentre gli uomini sono figurine meschine nello sfondo anche quando hanno nomi altisonanti. Ma, la violenza che qui si analizza è quella delle donne su se stesse, e due sono le risposte che l’autrice prova a dare: da un lato una sorta di contrappasso, un prezzo da pagare per i riconoscimenti che si ottengono in pubblico. L’altra risposta è ancora più dolorosa e viene cercata nel “cuore” delle donne e risiede nella presunzione femminile di riuscire a cambiare il “cuore nero” degli uomini. La soluzione proposta, attraverso la favola del topino che percorre il libro, è quella di affrancarsi dagli uomini, liberarsi di loro, evitarli, lasciarli soli.
E questo potrebbe essere il capolavoro delle nostre vite.
Stefania Latorre
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CASA EDITRICE: www.librimondadori.it
PREZZO: Euro 16,00
ISBN: 978880458365
Di Aviva De Benedetti
Rumi è la figlia di Mahesh, un matematico, e lei è bravissima in matematica. Il padre è un professore arrivato in Inghilterra dall’India con l’ossessione di non farsi considerare un bottegaio.
Mahesh chiede a sua moglie di leggere tutti i giorni almeno tre giornali per migliorare l’inglese e soprattutto per avere argomenti di conversazione diversi da quelli delle rispettive storie famigliari. Rumi è una bambina prodigio di 5 anni (poi di 10 poi di 15…) che frequenta la scuola media all’età delle elementari, poi il liceo alla età delle medie e brucia le tappe non solo dell’istruzione. Deve studiare in biblioteca per non deludere il padre mentre preferirebbe chiacchierare con il ragazzo carino alla partita di softball…
Ma arrivato il tempo delle mele, Rumi decide di testare una infrazione al giorno alle regole paterne. Comincia una doppia vita, da una parte la secchiona con gli occhiali spessi e dall’altra quella che non vuole più essere vista così, una scelta che la porta a scontrarsi con il padre.
E’ un conflitto generazionale e geografico. Rumi vorrebbe ribellarsi al padre, vestirsi all’occidentale, avere una madre più indipendente, ma paradossalmente vorrebbe tornare in India che il padre ogni giorno disconosce. Forse questo rinnegare di Mahesh è lo sforzo di non sfigurare con gli ex colonizzatori.
Lalwani è una giovane scrittrice anglo-indiana, cresciuta a Cardiff da genitori immigrati. E’ una osservatrice severa del proprio mondo d’origine.
Aviva De Benedetti
Di Tiziana Ficacci
La protagonista ha una doppia vita: professoressa all’Università di Parigi, moglie perfetta e madre meravigliosa, ma in segreto un sacco di uomini – non amanti perché sarebbe parola troppo impegnativa – perché è solo il piacere del corpo, soprattutto il suo, quel che conta.
Una donna come tante di noi, solo che lei è di Damasco ed è stata la lettura dei classici della letteratura erotica araba e del corano a rivelarle i segreti del piacere che lei pratica.
“La libertà di espressione degli autori antichi mi sfidava con parole che non avevo il coraggio di usare , né parlando né scrivendo. Una lingua eccitante… quelle parole proibite riportavano in vita un passato di repressione sessuale e insieme di resistenza alla repressione” .
Dagli approcci sessuali, dalle confidenze si evidenzia una società retrograda e repressiva e molto formalista. Si racconta di una massaggiatrice dell’hammàm che confessa di aver mandato il marito in galera per nove mesi per averlo beccato con una prostituta, ma poi hanno divorziato e lei si è disperata.
Forse era meglio seguire le ragioni delle madri che se vedevano il marito con un’altra attraversavano la strada per non farsi vedere e quando lui tornava lo accoglievano profumate e sorridenti pronte ad accoglierlo nel letto. Divertenti le istruzioni per allungare e indurire il pene, con la premessa:
prima di procedere accertatevi di avere a portata di mano il numero di telefono dell’ospedale più vicino. L’omosessualità femminile è una malattia “I medici fanno notare che questo male nelle donne è connaturato. Forse ne è causa l’abitudine delle schiave a vivere da giovani tra di loro. Cresciute così continuano poi a desiderare ciò che facevano in tenera età”.
Finalmente un bel giorno la protagonista viene incaricata dal dipartimento di Letteratura islamica di Parigi dove lavora, di intervenire a un convegno sulla letteratura erotica araba a NY, perché gli americani dopo l’11 settembre vogliono sapere tutto sull’islam.
Finalmente potrà dire a tutto il mondo che l’unico popolo per cui il sesso è una grazia di Dio è quello arabo. Gli americani ritirano il finanziamento, ma l’autrice è sdoganata e scrive questo libro. In medio oriente il libro è un bestseller, in Italia piace molto la copertina con nudo femminile in viola. Tiziana Ficacci
Tiziana Ficacci
Di Tiziana Ficacci
Se appena nasci ti chiamano Goliarda, e magari il tuo cognome è Sapienza, quasi sicuramente non sei destinata ad una vita ordinaria. Ancora di più se nasci a Catania nel 1924 dalla “libera unione” di una coppia di socialisti: l’avvocato antifascista Giuseppe Sapienza e la sindacalista Maria Giudice, prima donna a diventare segretaria della Camera del Lavoro a Torino nel 1917.
Goliarda viene educata in casa, perché il padre non tollera di vederla in divisa da piccola italiana. A 16 anni vince una borsa di studio per l’Accademia d’Arte drammatica di Roma Silvio D’Amico.
Lavora con Luchino Visconti, Alessandro Blasetti e Citto Maselli con cui per un lungo periodo ha una relazione sentimentale. Abbandona la carriera di attrice per dedicarsi alla scrittura: tra gli altri "Lettera aperta" (Sellerio), "L’Università di Rebibbia" (Rizzoli)e infine, postumo, "L’arte della gioia".
Un libro bellissimo con una storia complicata: rifiutato da molti editori verrà stampato nel 1988 grazie alla piccola casa editrice Stampa Alternativa. Praticamente passa inosservato fino a quando, nel 2005, viene pubblicato in Francia dove diventa un caso letterario. A tre anni dal successo francese Einaudi finalmente lo edita.
"L’arte della gioia", libro di grande bellezza; è la storia di Modesta che, a dispetto del suo nome, è forte e determinata. Una donna curiosa del mondo che non scende mai a compromessi né con la religione né con la cultura patriarcale della sua terra. Modesta nasce il 1 gennaio del 1900, ancora ragazzina si rende conto di essere destinata a una vita che supera i confini del suo paese e della misera condizione delle donne in quel periodo.
Diventa principessa grazie ad un matrimonio di convenienza e supererà ogni ostacolo per godere del vero piacere, della cui ricerca farà una vera e propria arte. Amando uomini e donne in libertà, senza soggiacere a chi vuole imporgli il proprio potere. La vita di Modesta si accavalla con la cronaca degli eventi storici dei primi decenni del Ventesimo secolo. L’arte delle gioia è un libro che accende i sensi, è un romanzo che “insegna a desiderare”.
Tiziana Ficacci
Link utili
www.noidonne.org
www.controluce.it
filmografia di Goliarda Sapienza su mymovies
Di Roberta Anav
Ventisette interviste a ventisette donne sul tema della relazione.
Sono madri, figlie, mogli, sorelle, sulle quali eventi traumatici – la guerra, la malattia, la violenza –
hanno prodotto uno strappo doloroso.
Il confine tra il prima e il dopo è spesso l’inizio di un percorso che sembrava riservato ad altri .
Per esempio l’impegno nel sociale, un nuovo percorso di studi, il racconto di sé.
Leggiamo la storia di Anna Milone che parla del marito Gaetano morto nella tragedia
di Sarno annegato nel fango sotto i suoi occhi, quella di Elisabeth Seebacher
e del duro mondo contadino del Sudtirolo, la testimonianza di Anna Segre
che rivive il dramma dei genitori fintisi malati mentali per sfuggire alla deportazione,
la vita di Gabriele,
operaio al petrolchimico di Marghera che spese la sua vita affinché venisse provata
la nocività dei reparti Cvm, nel commosso ricordo della figlia Beatrice Bortolozzo.
E ancora Ulla Barzaghi e il dolore per il figlio Enrico morto di aids, e
Lisa Foa e la sua appassionata relazione con le idee in cui crede,
e l’esperienza di Gina Gatti
sotto il regime di Pinochet.
In tutti i bei racconti emerge lo stato d’animo che si prova quando la relazione si fa impotente,
e come scrive Claudia Marzocchi, mamma di Margherita che ha una grave disabilità,
resta solo la consapevolezza che il vero viaggio di scoperta "non è cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi".
Roberta Anav
Di Roberta Anav
Antonella e Piero raccontano la loro vita di coppia a distanza. Lei vive a Roma, lui a Torino e si
incontrano ogni quindici giorni, a volte addirittura un mese.
E’ una autobiografia doppia, una condizione in crescita per tante coppie che si trovano a vivere in spazi separati
e che devono creare (e distruggere)
quello che la maggior parte delle persone fa quotidianamente.
Con allegria si parla dell’invidia per “i regolari”, e in modo divertente si affronta
la gestione del sesso per cui la distanza sembra essere piuttosto una opportunità che un limite.
Un capitolo a parte sui supporti tecnologici (computer, videofonino…) per incontrarsi.
A volte l’illusione di un volto su uno schermo consente fantasie...
Soluzioni? Beh , nessuna, magari però si è più portati ad approfittare di uno spazio di gioia quando si è vicini vicini.
Roberta Anav
Di Angela Segré
Amotz e Daniela Yaari sono una coppia di sposi, prossimi ai sessanta anni, intensamente legati, sereni e spesso felici,
che si separano per una settimana dopo aver vissuto la loro vita in simbiosi.
Daniela si reca in Africa per fare visita al cognato Yirmiyahu e per condividere il dolore per la morte della sorella.
Il cognato, diplomatico in pensione, è rimasto in Africa per staccarsi da Israele e da ogni tradizione ebraica.
Dietro questa scelta c’è il fantasma della morte del figlio Eyal,
ucciso durante un’esercitazione militare dal fuoco amico.
La mancanza di un responsabile ha tolto a Yirmiyahu anche la possibilità di incolpare qualcuno.
La morte del figlio lo porta a cercare solidarietà coi palestinesi, ma risulta impossibile: da qui l’abbandono del suo paese. In questa trama Yehoshua inserisce il conflittuale rapporto tra israeliani e palestinesi, l’assurdità di essere contrapposti ma legati inscindibilmente.
Mentre Daniela in Africa affronta i fantasmi della sorella e del nipote, Amotz rimasto a Tel Aviv
si confronta con i suoi.
Oltre ad occuparsi del padre malato di Parkinson e del figlio riservista richiamato affronta i venti
(rauch in ebraico vuol dire fantasma e vento) che ululano negli ascensori del grattacielo
che lui stesso ha progettato. Un libro curioso che mette al centro la famiglia, che, in questo caso,
tra tante penose difficoltà della vita, anche se fragile e ferita, è una boa di salvataggio.
L’autore è nato a Gerusalemme nel 1936, vive ad Haifa dove è docente di Letteratura
comparata dopo aver insegnato anche nelle università di Harvard,
Chicago e Princenton. E’ tra i fondatori di Shalom akshav (pace adesso)
Angela Segré
Di Aviva De Benedetti
Il 25 settembre del 2005 May Chidiac salta in aria a causa di un ordigno nascosto nella sua auto.
E’ una delle giornaliste più conosciute della tv libanese, e poco prima dell’incidente aveva
parlato "delle pressioni esercitate sul regime baathista siriano da parte della comunità
internazionale perché si mostrasse più collaborativo nell’inchiesta sulla morte di Hariri".
Nell’attentato terroristico May perde una gamba e una mano.
Dopo ricoveri ed interventi, le protesi alla mano e alla gamba,
la giornalista inizia una vita nuova, complicata da accettare
con un corpo così mortificato. Supera il dolore anche con la simpatia che i libanesi
che vivono in Francia, dove fa la riabilitazione, le mostrano. Il 25 luglio del 2006 May torna in tv.
"La mia nuova trasmissione si chiama Avec audace (con audacia).
Riprendo la vita là dove mi aveva lasciato".
Un racconto sulla voglia di indipendenza
che il Libano ricerca da troppo tempo, e un inno alla femminilità :
"tra una puntura di morfina
e l’altra, ordinavo i miei abiti più belli. Sono mutilata,
ma questo non è un buon motivo per essere vestita male".
Aviva De Benedetti
DI TIZIANA FICACCI
Sofia è una giovane fotografa costretta a conoscere fin dall’età più tenera il disagio psichico.
Ha solo sei anni quando la madre si butta dalla finestra cercando di portarla con sé nel suo disperato volo.
Punto di riferimento rimane Nando, suo padre, esperto nell’ esplorare i fondali marini più che quelli dell’anima.
Nando è a suo agio tra i delfini, gli squali e le orche, filma ogni angolo dei sottofondi marini e per comunicare
con la figlia le invia i filmati arricchiti da piccoli aneddoti sul mondo acquatico. Sofia sposa Nicola che più
volte tenta il suicidio, poi si lega ad Arturo, gentile ma depresso, a Marcello, che dice di amarla pur rimanendo
legato ad un’altra. Una vita complicata, ma Sofia ha la pelle spessa dello squalo bianco che l’aiuta a superare
i drammi della vita per nuotare libera nel mare.
Tiziana Ficacci
Recensito da P.Odifreddi per l'Autrice e per l'Editore
Come anche i selvaggi sanno, ad esempio quello citato da Diderot
nel "Supplemento al viaggio di Bougainville", la storia dell'origine dell'umanità narrata
nel Vecchio Testamento non può funzionare senza incesti: dapprima degli unici figli maschi
(Caino e Abele) con la madre (Eva), e poi del padre (Adamo) e/o dei fratelli con le figlie
che devono essere prima o poi sopravvenute.
All'estremo opposto, la storia della redenzione dell'umanità
narrata dal Nuovo Testamento presenta una singolare famiglia asessuata,
nessuno dei tre membri della quale (Giuseppe, Maria, Gesù)
sembra essersi mai sporcate le mani con certe cose: neppure
la madre, che avrebbe generato il figlio rimanendo vergine "prima, durante e dopo il parto".
Una religione basata su queste premesse non può certo avere un rapporto
sano con la sessualità. E infatti, come documenta e spiega un coraggioso
libro di Maria Mantello
(presentato, per contrappasso, presso l'Antica Libreria Croce di Roma il
25 maggio 2005 da chi scrive insieme al prof. Ferrarotti),
la storia della Chiesa esibisce consistentemente comportamenti
e modelli che vanno dalla castità alla misoginia,
passando attraverso le cacce alle streghe e i roghi del passato,
e confluendo nella politica proconcezionale e nelle crociate antireferendarie del presente
sulla legge 40. Naturalmente, la rimozione del sesso e la demonizzazione della donna
costituiscono due delle maggiori cause di insoddisfazione dottrinale dei credenti occidentali,
dei quali sembra improbabile che un nuovo Papa proveniente dal Santo Uffizio sappia,
voglia e possa accogliere le istanze di modernizzazione, dall'uso degli anticoncezionali
e del preservativo all'abolizione del celibato ecclesiastico e all'ordinazione femminile.
Per altre informazioni:
info@procaccinieditore.it
tel./fax: 067002707 - cell: 3396104678
SOFIA UMANI RONCHI
La tragedia dell’11 settembre, l’attacco al World Trade Center,
ha fatto riemergere categorie sepolte da tempo, quelle dell’uomo forte e guerriero e della donna indifesa e sottomessa. Falaudi, premio Pulitzer nel 1991, riferisce episodi che da noi sono stati scarsamente rilevati. Immediatamente dopo il crollo delle Torri parecchie adolescenti deperivano perché non riuscivano a deglutire. La prima spiegazione fu che avevano ingoiato polveri, ma presto si arrivò alla conclusione che la notizia era troppo dura da mandare giù. E questo è il percorso del libro, l’incapacità di indagare le cause del disastro, che l’amministrazione Bush ha definito solo “inimmaginabile”. Falaudi sostiene che è mancata una leadership morale e unificatrice che incoraggiasse gli americani a pensare in maniera costruttiva il loro ruolo nel mondo. Quello che ha funzionato meglio, dice l’autrice, è stato un ritorno agli anni Cinquanta con il vero maschio soccorritore di femmine indifese.
Le donne morte nella tragedia delle Twin Tower , erano manager,
avvocate, giornaliste… ma le donne che il mondo ha visto erano solo vedove, orfane,
madri, non in grado di cavarsela da sole.
di
Sofia Umani Ronchi
CECILIA GERMANI
C’è Amina, cuoca del Marocco che agita i suoi fianchi tra i tegami… Nina che usa solo i pomodorini siciliani… Nadia, che ha carpito il segreto dei tortelli di zucca alla suocera… Skye che ama il mediterraneo e lo ha infuso nella cucina australiana… Lorella che mette la primavera nei suoi dolci. Anche se non si sa cucinare e si cede alla pigrizia dei cibi precotti e surgelati, ci si innamorerà di queste cuoche.
Cuoche, non chef, che quello è un lavoro non una passione.
Ma su tutte ci innamoreremo di Roberta, che sogna di smettere di scrivere questo libro per aprire un baracchino su un’isola. Lo chiamerà “ravioli”.
di
Cecilia Germani
L’autrice, una giovane ricercatrice di storia contemporanea, offre una lettura del cambiamento
dell’identità femminile dall’Unità d’Italia al fascismo attraverso la metamorfosi del ruolo delle levatrici.
Nel passato l’ostetrica era una figura circondata da un’aura di sacralità, ma tra l’Ottocento e il Novecento
vede a poco a poco diminuire il suo ruolo, mentre assume importanza il chirurgo-ginecologo
e l’ospedalizzazione delle partorienti. Le ostetriche vennero riscoperte durante il fascismo,
che voleva servirsene come braccio della nuova politica demografica che teorizzava
l’ incremento delle nascite. Le levatrici infatti, non avevano solo il ruolo di aiutare le donne a partorire,
ma le aiutavano ad abortire e fornivano informazioni per la contraccezione. Il disegno governativo
fallì in pieno, e anche la promessa di fornire nuovi strumenti di conoscenza e formazione
alle levatrici cozzò con l’arretratezza dei valori e dei ruoli proposti alle donne.
Le segrete manovre delle donne, il bel titolo della ricerca, sono il cuore della conoscenza
e della cultura legata alla nascita e al corpo femminile.
Aviva De Benedetti
Nota del webmaster: la casa editrice Biblink permette di acquistare online sia la versione
cartacea dei propri libri, sia quella in PDF, cosa che trovo molto utile.
A Roma c’è un ospedale, il Fatebenefratelli all’Isola Tiberina, che è molto ambito dalle
partorienti perché lì il parto è naturale. Elisabetta Malvagna, giornalista esperta di musica,
ha incontrato in questo bambinificio romano donne a cui, appena entrate in reparto, viene iniettata
l’ossitocina per accelerare le contrazioni, l’anestetico per l’epidurale, e dove alla faccia
della naturalità non vengono risparmiate episiotomie molto estese.
Senza contare
i numerosi monitoraggi ed ecografie preparto. Per Malvagna è il segno che si è perso qualsiasi
contatto con la naturalità del parto per consegnarlo alla medicina che lo ha trasformato
in una malattia. E, soprattutto, è scomparsa l’attrice principale, cioè l’ostetrica,
una figura indispensabile durante il travaglio e il parto e per le delicate 3-4 settimane del ritorno
a casa della mamma con il neonato. L’autrice percorre e illustra le possibilità del parto in casa,
una strada intrapresa con successo da molti paesi occidentali, dove sempre più numerosi
sono le nascite all’interno delle mura domestiche assistite dall’ostetrica e confortate
da una ambulanza sotto casa pronta per qualsiasi emergenza.
Il libro è accompagnato
da utili statistiche dove apprendiamo che il 50% delle campane (un record) partoriscono con il cesareo,
un vero e proprio intervento che può avere serie conseguenze sulla salute delle donne.
Elisabetta ha due bambini che sono nati a casa con l’assistenza dell’ostetrica e del papà.
Aviva De Benedetti
Brick Lane è la strada di Londra dove abita Nazneen.
La donna è nata negli anni ’70 in un villaggio del Bangladesh e, ancora bambina,
il padre l’ha data in sposa a Chanu, un quarantenne frustrato che aspirava all’insegnamento ma è costretto a fare il tassista. E, come avviene in tutte le case del mondo, sfoga le sue frustrazioni in famiglia: umilia e sottomette la moglie e le figlie recitando i sonetti di Shakespeare.
Intanto dal Bangladesh Nazneen riceve lettere dalla sorella Hasina che si ribella al padre e vive fuori dalle norme accettate. Nazneen sa tutto della sua famiglia, del suo villaggio, riceve notizie da Dacca e delle condizioni miserevoli in cui vivono i suoi abitanti. Il romanzo si snoda su un doppio binario, la vita di Londra e quella del paese d’origine, e così leggiamo dell’amica Monju, sfregiata con l’acido dal marito per essersi ribellata alla vendita di suo figlio, mentre a Londra, all’insaputa di Chanu, Nazneen comincia a frequentare le riunioni dei musulmani dove conosce il fascinoso Karim. Sono gli anni ’90 e la passione amorosa si intreccia con i martiri, la guerra, i mujaheddin, l’intifada… Chanu vuole tornare in Bangladesh con la moglie e le figlie, intanto la passione di Nazneen per Karim è finita, solo la dura realtà quotidiana, a Londra come a Dacca, rimane.
Angela Segre'
La fama della scrittrice, che appena trentenne aveva scritto il racconto "Rebecca la prima moglie", aumentò a livello internazionale quando Alfred Hitchcock trasse da quel racconto il film con il quale, nel 1940, vinse il suo primo Oscar. Ma sarebbe un limite ricordarla solo per quel bel racconto romantico e gotico, e non per la sua scelta narrativa che trae linfa dalle atmosfere inquietante e sfuggenti che sfociano in incerti finali. E questo libro di racconti, riuniti per la prima volta, lo dimostra. La palma dell’inquietudine, per me, è per Gli uccelli, ancora più spaventoso del film omonimo. La storia è quella del mare in tempesta, il vento, gli uccelli omicidi e un uomo solo che tenta di difendere la sua famiglia dalla natura impazzita. O L’albero di melo, che diventa l’incubo del protagonista che è appena rimasto vedovo di Mildred, moglie poco amata. La sagoma del melo gli sembra ricalcare la goffa figura della moglie, la marmellata di mele sembra avere un gusto acido, la legna del melo che arde nel caminetto gli vizia l’aria… non rimane che abbatterlo, ma chi soccomberà? E Daphne du Maurier era una donna dolcissima
Tiziana Ficacci
In Iran per rinnovare il passaporto servono parecchi documenti e le foto d’identità islamiche: i capelli non devono uscire dal foulard, niente mascara, niente ombretto, niente rosso sulle labbra, niente sorriso. Nahal Tajadod vive a Parigi insieme al marito e alla figlia. La scrittrice torna a Teheran con la bambina a trovare i parenti, l’amica Narguess, e per carezzare con gli occhi le terre che sono state confiscate alla sua famiglia durante la Rivoluzione islamica del 1979, e che Nahal spera di riottenere. Mentre tenta di districarsi nella burocrazia della restituzione dei terreni, le scade il passaporto. I tempi per riottenerlo sono lunghi, almeno due mesi. Comincia la corsa di Nahal contro il tempo, da un ufficio a un altro, perfino all’obitorio comunale. E in questo concitato viaggio emerge un paese che sogna gli Stati Uniti e l’Europa, terrorizzato dalla sharia, con le ronde della polizia religiosa che controlla le unghie laccate delle ragazze, che vive immerso negli inquinati ingorghi del traffico…
“Va via, non tornare più”, le sussurra l’impiegata dell’ufficio passaporti. “Vattene l’Iran è una prigione”, le mormora il fotografo. Finalmente Nahal con il passaporto nuovo riparte per la Francia con la sua bambina: “L’aereo decolla e sorvola la catena montuosa che circonda Teheran. Guardo i verdi monti Elburz che mi hanno vista nascere mentre mi tolgo il foulard”.
Tiziana Ficacci
Ogni tanto vi tuffate in una nuvola rosa? Allora questo libro fa per voi. Invernizio, ormai un secolo fa, ha intrecciato trame di incanto, un raccontare ripetitivo e affascinante che tranquillizza come il dondolio di una culla.
Una Firenze horror, decadente, lugubre, singhiozzi, è la scena di uno spettacolo agitato, in cui i protagonisti con volti pallidi e occhi di cristallo luccicante, entrano ed escono dai cimiteri, dalle ville isolate, scendono da carrozze guidate da spettrali fiaccherai. In questo ambiente si compie l’esumazione di un corpo sepolto vivo. A ridare la vita alla bara è Alfonso, giovane ed esangue biondino, sposato con la mora e sanguigna Ines. Il fratello della morta arriva a villa Rambaldi chiamato da angoscianti presentimenti, dove scopre che la sorella sepolta non è morta, ma il veleno inoculatole lentamente dal libertino marito Guido le ha procurato una catalessi simile alla morte. Ma la vera cattiva che ha sedotto il marito omicida Guido Rambaldi è stata la ballerina, la spina nel fianco di qualsiasi famiglia per bene. La ballerina è Nara la giavanese, mangiatrice di uomini dall’anima nera, pelle di tigre, occhi languidi, labbra da baci di fuoco. La ballerina insinua che Alfonso non è il fratello della catalettica ma un vecchio amante della catalettica… Si sa, finirà bene, ma guai a chi vuole tenerci lontane dalla tenebra del melodramma.
Tiziana Ficacci
“Secondo voi, signor Maston,vedendo cadere una mela, nessuna donna avrebbe mai potuto scoprire le leggi della gravitazione universale, come fece l’illustre scienziato inglese della fine del XVII secolo?”
“Vedendo cadere una mela, signor Scorbitt, a una donna non sarebbe venuta altra idea… che mangiarsela… secondo l’esempio di nostra madre Eva!”
Jules Verne, Il mondo sottosopra, 1899
Si parla di una triste storia, fatta di soprusi e di umiliazioni dove, come spesso accade
a noi donne, siamo vittime e complici, le prime ad avere scarsa autostima e poca fiducia in noi.
Se si scorrono gli elenchi delle scienziate vediamo i nomi di mogli, sorelle, figlie,
amanti di personaggi illustri, che altrimenti mai sarebbero entrate in quell’albo d’oro.
E spesso, per rimanerci, pronte a tornare ai fornelli e sotto le lenzuola.
Eppure il Pantheon delle “scopritrici” è ricco: Huang Daopo è passata alla storia
per aver inventato l’arcolaio a pedale nel XIII secolo che anticipa la macchina da cucire
Singer dell’Ottocento. L’artigianato tessile è materia femminile, anche se si racconta
solo di stolte fanciulle che si pungono con il fuso mentre principetti si industriano
a portarsele in verdi radure.
E infatti leggiamo che nel 1589 tal William Lee inventò un telaio
per facilitare il lavoro della dolce Mary Patson di cui era innamorato.
Il perfezionamento dell’arcolaio a pedale di Huang Daopo è, di fatto, maschile.
Nel XVI secolo la danese Sophie Brahe è la madre della medicina fitologica;
nel suo giardino coltiva le erbe e nel suo laboratorio isola i principi attivi delle piante,
finché un giorno incontra un fascinoso alchimista per il quale abbandona il suo lavoro finendo
i suoi giorni a fare decotti per l’alchimista.
Di Marie Lavoiser conosciamo il ritratto di David che la ritrae dietro l’insigne marito.
Ma fu lei a completare il Trattato di chimica elementare dopo la morte dell’oppressivo coniuge.
Nel 1830 Mary Somerville, brillante astrofisica, si convince che la ricerca
è cosa da maschi e si dedica alla divulgazione scientifica.
Rosalind Franklin
scopre la struttura a doppia elica del DNA, ma è precisa, vuole fare ancora verifiche,
e il collega James Watson le frega il Nobel.
Lo stesso per Lise Meinter
che scopre la fissione nucleare… troppo belle, troppo insicure, troppo ingenue per farsi valere.
Tiziana Ficacci