
di AS
L'Iran, l'antica Persia, ha una storia millenaria una storia in cui
anche le donne pur tra mille contraddizioni, feroci repressioni e diseguaglianze
hanno fatto di tutto per ritagliarsi, in condizioni difficilissime, uno spazio politico
culturale e sociale.
Le donne dell'Iran, quelle religiose che dal di "dentro" hanno sperato di cambiare
le cose e di raggiungere l'agognata parità di diritti con gli uomini
in armonia con la la loro fede, come pure
le militanti laiche, spesso di sinistra, che si sono battute contro i soprusi,
stanno dimostrando un coraggio disperato.
Perchè questo coraggio disperato e questa speranza tenace di sopravvivere alla
fanatica dittatura militare e teocratica non sia speso invano spetta adesso
all'Occidente distratto risvegliare la propria coscienza laica e civile, non
dimenticare le donne iraniane.
Dedichiamo queste schede alle ragazze stuprate e poi condannate alla
forca dalla folle dittatura militar-teocratica dei boia Ahmadinejad e Khamenei
Iran le donne della rivoluzione
Breve storia dell'Iran
di Tiziana Ficacci e All De Girlz
breve antefatto:
31 marzo 2009, la Giunta del X Municipio di Roma consente l’autenticazione e la registrazione da parte degli uffici delle dichiarazioni di trattamenti sanitari ai quali i cittadini vogliono o non vogliono essere sottoposti nel caso che si trovassero nella impossibilità di esprimere le loro volontà.
L'iniziativa ha grande successo ... quindi bisogna subito segarle le gambe. Insieme, perciò PD e PDL, si coalizzano contro il regsitro e contro l'iniziativa della Giunta del X Municipio romano,
e, con la benedizione del Sindaco Alemanno, la stroncano senza tanti complimenti.
Oggi siamo liete di diffondere e pubblicare un comunicato delle Associazioni laiche di Roma
con cui si cerca di reagire al sopruso compiuto a danno dei cittadini che, ricordiamo, sono, appunto cittadini e
non sudditi del papa re e dei suoi servi sciocchi
Le associazioni laiche operanti in Roma hanno apprezzato la delibera adottata il 31 marzo 2009 dalla Giunta del X Municipio di Roma che ha consentito l’autenticazione e la registrazione da parte degli uffici delle dichiarazioni di trattamenti sanitari ai quali i cittadini vogliono o non vogliono essere sottoposti nel caso che si trovassero nella impossibilità di esprimere le loro volontà.
Ad avviso delle predette associazioni, la successiva decisione adottata a stretta maggioranza dal Consiglio dello stesso Municipio di sospendere tale iniziativa, su discutibile invito del Sindaco di Roma Alemanno, è del tutto incomprensibile e fondata su argomentazioni strumentali.
E infatti:
Le associazioni laiche di Roma assicurano tutto il loro sostegno al Presidente Medici, alla delegata ai diritti civili Mina Welby e alla Giunta del X Municipio e li invitano a mantenere ferma la loro decisione di civiltà, nella convinzione di interpretare la volontà della maggioranza dei cittadini della capitale e di tutti gli italiani, i quali vogliono poter esprimere le loro volontà in modo semplice, sicuro e gratuito senza necessità di ricorrere a procedure complesse e costose quali l’intervento di notai, o la nomina di amministratori di sostegno con decreto giudiziario, o la registrazione di audiovideo su internet.
Le associazioni laiche di Roma sottolineano infine che l’istituzione del registro potrebbe essere l’occasione per raccogliere altre dichiarazioni di volontà connesse alla fase finale della vita, quali la donazione di organi, la cremazione, la dispersione delle ceneri, il tipo di esequie. Ciò consentirebbe di unificare procedure oggi diversificate, di far risparmiare tempo e denaro sia ai cittadini che alle stesse istituzioni ed anche di rilasciare ad ogni dichiarante una “biocard” sintetica delle sue volontà tramite un tesserino da conservare fra i propri documenti personali.
Roma, 26 aprile 2009
Altrevie - Claudio Bocci
Arcigay Roma – Fabrizio Marrazzo
Consulta romana per la laicità delle istituzioni – Piergiorgio Donatelli
CRIDES — Antonia Baraldi Sani
Cultura omosessuale “Mario Mieli” – Andrea Maccarrone
Italia Laica — Mirella Sartori
LiberaUscita — Giampietro Sestini
Libero pensiero “Giordano Bruno” – Maria Mantello
Luca Coscioni Roma – Mario Staderini
NoGod - Giulio Cesare Vallocchia
Società laica e plurale - Nico Sferragatta
UAAR Roma – Francesco Paoletti
Anna Spina
Non nel loro nome, vi prego,
non fate che passi
sotto silenzio la responsabilità dei singoli, collettiva e pubblica
dell'ennesimo terremoto che in Italia diventa mortale sopratutto
per l'incuria, l'incultura, la sciatteria, che abbiamo nel costruire
e nel ricostruire;
un paese, il nostro, che si auto proclama
Grande e che ammanta di grandeur cafonal-sciovinista le sue miserie,
senza mai imparare nulla dalle lezioni del passato.
Non nel nome dei morti possiamo lasciare
che il melenso piagnisteo fasullo dei vari Vespa, travolga il senso critico
ed il senso di giustizia,
non nel nome del futuro, il futuro che ha il volto
dei ragazzi e delle ragazze dell'Università, di quelle studentesse
e di quegli studenti meritevoli che vengono alloggiati in
strutture pubbliche mal controllate,
strutture che danno poca sicurezza,
strutture che, da anni, si va ripetendo andrebbero ampliate, migliorate,
rese davvero degne di una Nazione moderna, cui stiano a cuore i giovani, l'avvenire.
quei ragazzi e quelle ragazze sono morti nella Casa dello Studente e sono morti
perchè qualcuno non ha fatto il proprio dovere,
perchè si sono ignorate le denunce annose, perchè
la nostra nazione ha sempre avuto l'antico vezzo di autoassolversi:
dal razzismo, dal fascismo, dal maschilismo, dall'odio verso le nuove generazioni,
dall'odio verso i capaci e gli onesti privi di raccomandazioni , danari, piaggeria da coritigiani.
Ma adesso basta! adesso, davvero, bisogna fare tutti la nostra parte
senza facili autoassoluzioni, ma stringendo i denti e pretendento, in primis, da noi stessi
rigore, impegno, fatica.
NON NEL LORO NOME:
Non nel nome dei giovani strappati alla vita possiamo continuare a tacere.
Di Stefania Latorre
Alla base della violenza sessuale c’è il concetto che il maschio ha il diritto di esercitare il proprio potere sulle donne. E’ una cultura che ha iniziato a mostrare le prime crepe nel ’78, quando dal Codice è scomparso il delitto d’onore.
Nella violenza di strada, da parte del maschio, c’è l’incapacità di gestire la propria frustrazione; l’unico pensiero è: “voglio questo e me lo prendo”.
La violenza di strada è la più traumatizzante, anche se la meno difficile da denunciare, perché il nemico-mostro è uno sconosciuto.
Diverse le dinamiche nella violenza di gruppo, dove, anche se si è solo spettatori, si vuole affermare la propria identità di appartenenza al gruppo.
Ed è anche un modo per affermare la propria mascolinità davanti agli amici-complici.
La violenza sessuale all’interno della coppia è, quasi sempre, un modo per sopraffare la compagna ed è connessa a violenza fisica, economica, psicologica. Spesso la donna non lo percepisce come stupro, ma lo considera parte dei maltrattamenti fisici.
La dottoressa Alessandra Kustermann, ginecologa della Clinica Mangiagalli di Milano e responsabile del Centro di soccorso violenza sessuale del Policlinico milanese, afferma che gli stupri sono in maggioranza opera di conoscenti.
Per l’Istat una donna su tre non parla con nessuno della violenza subita. Perciò sono importanti centri come quello diretto dalla signora Kustermann, che individuano lo stupro e incoraggiano la donna a denunciarlo (si procede d’ufficio solo se la vittima è minorenne o c’è stata una violenza di gruppo).
1522 è il numero gratuito che coordina i centri antiviolenza di tutta Italia.
Stefania Latorre
Link Utili
Mappa dei centri anti violenza in Italia
ww.noidonne.org : dire e fare, eventi per combattere gli abusi sulle donne
Unite contro la violenza maschile: casa internazionale delle donne
"mervigliosa creatura" video galleria da www.pianetamamma.it
Coralie de’ Robilant
L’autrice insegna storia al Birkbeck College di Londra. Il libro è una fonte di informazioni, dati, episodi, ma che conducono ad una sola triste conclusione: gli stupratori la fanno sempre franca.
Mancano statistiche comparate che possano stabilire con certezza la reale entità degli stupri. Inoltre fino a poco tempo fa in molti paesi, tra cui l’Italia, la violenza sessuale non era neanche considerato un reato contro la persona.
Secondo Burke il periodo peggiore per lo stupro dal 1860 è oggi, proprio perché ancora la violenza sessuale non è stata debellata e perché ancora le donne hanno remore nel denunciare. E anche perché ancora è forte il pregiudizio sulla stuprata.
Coralie de’ Robilant
Link utili
www.laterza.it
http://www.libreriafinisterre.it/
Karima Guenivet, Stupri di guerra
Sossella Editore Eu. 15
su femminismoasud vi segnaliamo anche la scheda sulla storia della legge sullo stupro
Cecilia Germani
Perché è così difficile denunciare la violenza domestica?
Secondo Isabella Merzagora, docente di Criminologia alla facoltà di Medicina dell’Università di Milano, le donne vittime di violenza se lasciassero il partner non saprebbero dove andare e come mantenere i propri figli.
Molto spesso una reazione mansueta da parte delle donne è il portato dell’educazione ricevuta che impone rassegnazione e rinuncia. L’aggressività maschile può essere arginata da un modello educativo familiare e scolastico, che al momento siamo lontani dall’intravedere.
Merzagora nel suo libro Uomini violenti, Raffello Cortina editore, indica i momenti più rischiosi nella vita delle donne.
Ad esempio è fondamentale farsi aiutare nel gestire la separazione, non accettare mai appuntamenti vis a vis; cercare rifugio nelle case protette piuttosto che da parenti.
Leggiamo che altro momento fortemente a rischio è la gravidanza, in quanto i maschi aggressivi e infantili vedono il neonato come un competitore.
Cecilia Germani
Link utili
www.raffaellocortina.it
Se la paura abita dentro casa di Angelo De Micheli
Schede Istat sulla violenza contro le donne in Italia, dati 2006-2007
Racconti di Stoccolma - film
Di Tiziana Ficacci
Il Dipartimento di Psicologia dell’Università della Georgia, ha condotto una ricerca pubblicata sulla rivista Psicology of Men & Masculinity. La ricerca fa il punto non solo sugli uomini potenziali stupratori, ma anche quale tipo di donna può scatenare l’aggressività (bestialità) maschile.
Nello studio sono stati coinvolti 64 studenti universitari con condizione economica e sociale sovrapponibile. Dei 64 si è valutato il grado di mascolinità attraverso l’ipermasculinity index,
un test già molto sperimentato, che permette di valutare le opinioni nei confronti dell’uso della forza, del gusto per il rischio, del modo di rapportarsi alle donne.
Nella seconda fase dell’esperimento gli studenti hanno dovuto agire con pulsanti in grado di inviare scosse elettriche con le quali colpire una donna nella stanza accanto.
La possibilità – non l’obbligo – di far male alle donne derivava dall’avere dato risposte giuste a quesiti posti da un computer.
Sul video la parola vincitore o perdente si illuminava a caso, nella stanza a caso non c’era nessuna donna e le cose erano predisposte in modo che a tutti gli studenti venisse inflitto il medesimo numero di scosse.
Prima di avviare l’esperimento i ragazzi sentivano l’avversaria raccontare i propri progetti. Le immaginarie avversarie erano impersonate da attrici che recitavano due copioni:
nel primo una donna bimbi e fornelli, nell’altra una donna in carriera.
Gli uomini ipermascolini sono risultati i più aggressivi e le più aggredite le donne in carriera percepite poco femminili.
E’ evidente che questo tipo di reazioni dimostrano che i maschi hanno in testa un modello di donna obsoleto.
SCHEDA: LE PENE IN EUROPA PER CHI COMMETTE STUPRO
Di Anna Spina
"Il turismo sessuale è attualmente una delle forme di sfruttamento delle donne e delle ragazzine 200,000 adepti percorrono in lungo e in largo i paesi poveri alla ricerca di corpi a buon mercato e di bambini. Le organizzazioni criminali fanno di questo mercato una industria"
C.Legardinier e S.Villette
Brano tratto da
"Il libro nero della donna" - a cura di Cristine Ockerent
CAIROEDITORE
Euro 24,50
Il buon padre di famiglia con il suo grosso culo bianco, con la camicia a fiori
con pochi euro o dollari o yen o dollari canadesi,
compra un bambino o una bambina in India,
la compra per stuprarla;
100,000 fiori spezzati nelle Filippine
il buon padre di famiglia così affettuoso così perbene, che magari parcheggia
filo a filo alle strisce, che non butta cartacce per strada,
va e acquista, acquista le bambine povere del delta del Mekong, le bimbe entrano dalla Cambogia,
per 500 dollari varcano il confine e diventano merce
In Costa Rica se sei povero e hai tra gli otto e i dodici anni
molto probabilmente qualcuno ti ha già messo le mani addosso
anche perchè te l'hanno messe anche prima, quando avevi appena sei sette anni
Nella Repubblica Dominicana quando è crollato il mercato dello
zucchero il governo ha detto ai ricchi culoni occidentali:
venite da noi a far le ferie,
ha accordato vantaggi fiscali straordinari alle catene alberghiere occidentali,
i culoni sono arrivati e venticinquemila minori sono diventatati
venticinquemila giocattoli sessuali a disposizione dei culoni, ovvio,
il 63% della popolazione femminile minorile si prostiutisce per fame
E' duro inghiottire questo zucchero.
A Cuba la prostituzione minorile e no è un drammma
sociale, il crollo di una Nazione piegata dall' embargo e dal
Regime castrista, passa anche da qui, come al solito il prezzo della follia
maschile lo pagano donne e bambini, e
a Cuba nessuno è innocente non il Regime non
gli stolidi occidentali a caccia di ragazzine
In Romania, Polonia, Russia i ricchi arabi comprano in petroldollari
le povere, belle, giovanissime "Natasha"
Lo chiamiamo "turismo sessuale" un modo asettico di definire la faccenda:
dovremmo chiamarlo stupro di gruppo organizzato.
Gli stupratori in paesi ridotti alla fame sono e si sentono onnipotenti:
con poca spesa, divorano bambini;
orchi in calzoncini di tela e reflex al collo.
I rischi sono poi pochi, le autorità dei paesi che li accolgono corrotte e corruttibili
o semplicemente impotenti o disinteressate: il turismo sessuale
e lo stupro di bambine/i e donne attecchiscono meglio
in quelle nazioni con una cultura machista/maschilista
e patriarcale.
Anche i paesi d'origine degli stupratori organizzati non sembrano ansiosi di
punirli, di bloccarli questi indegni cittadini: in Francia, dove comunque si è più attenti e sensibili
al fenomeno, le inchieste hanno portato dal 1994 ad oggi, a soli cinque
processi.
Qualcosa si muove, però, dal 1997 l'Unione Europea si è impegnata nel
programma DAPHNE, che aiuta le associazioni che si battono
contro il turismo sessuale e lo sfruttamento sessuale dei minori.
la Commissione Europea finanzia poi con un milione di eruo
l'Organizzazione Mondiale per il Turismo affinchè adotti azioni
anti-orco.
La mobilitazione, di singoli, associazioni, Stati, alla
fine paga:
gli stati meta di turismo sessuale hanno iniziato a comprendere
che i fiori recisi dell'infanzia inaridiscono i loro paesi e pian piano
si è ottenuata una legislazione più attenta ai diritti dei bimbi e delle
donne come anche forme di cooperazione tra polizie per lottare
contro gli stupratori di futuro
Tiziana Ficacci
Questo brano è stato scritto per www.nessundio.net ma a causa di problemi tecnici che hanno impedito l'aggiornamento, ma non la presenza online del sito www.nessundio.net, sito che come sempre vi invitiamo a visitare, è ospitato e pubblicato per gentile concesione dell'Autrice e del Gestore di www.nessundio.net su liberelaiche
Dopo il minuto di silenzio opportunamente chiamato dal Presidente del Senato e dopo la bagarre e la bava alla bocca di Quagliarello e di Gasparri si riparte dal progetto di legge sulle “dichiarazioni anticipate di volontà” preparato da Guido Calabrò (Pdl).
Il testo esclude del tutto il diritto della persona di rifiutare in anticipo i trattamenti sanitari che egli giudica in contrasto con la propria concezione di dignità anche sapendo che portano alla morte.
E’ il quarto comma dell’art. 1 che dice “la vita è inviolabile e indisponibile” e nel primo comma dell’art. 6 dove leggiamo “le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie né vincolanti”.
E ancora nel comma sesto dell’art. 5 si ribadisce che“alimentazione e idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”.
E se ancora non bastasse le modalità per fare queste – sostanzialmente inutili – dichiarazioni di volontà sono particolarmente macchinose. Ci si deve recare da un notaio insieme ad un medico e depositare le nostre decisioni. Per aggiungere assurdità ad assurdità, il notaio deve registrare questi nostri voleri gratuitamente mentre del “costo del medico” nulla si dice. Forse si sottintende che per farlo arrivare fino allo studio notarile è comunque prezzolato.
In sostanza oltre che un atto inutile e non vincolante che non si capisce perché uno dovrebbe sottoscrivere (se non appunto per dare qualche soldo ad un medico) la proposta Calabrò umilia fortemente la persona che, almeno fino ad oggi, con la maggiore età è libera di manifestare le proprie volontà e di prendere importanti decisioni (fare figli, comprarsi casa, curarsi, partire, cambiare colore dei capelli…)
A questo punto possiamo solo contare su un ravvedimento di Berlusconi che, se crede, può con un solo gesto fermare i suoi maggiordomi. Come è noto l’uomo pende dai sondaggi, per cui dovrebbe scoprire che la società italiana, pur tra molte contraddizioni, è più avanti dello schema clericale in cui, forse per ansia di prestazione, ha cercato di imbrigliarla.
Ed è più che probabile che l’estemporanea sintonia con B16 si riveli un abbraccio mortale.
Scarsa fiducia di ravvedimento invece nutriamo per quei socialisti convertiti al berlusconismo e diventati i capofila del pensiero reazionario, per i quali neanche Nunzia smacchiavip o l’acqua di Lourdes basterebbe a ripulire dall’orrore di essersi detti socialisti macchiando l’onore di quanti lo sono.
12/2/09 - Tiziana Ficacci per www.nessundio.net
Dora Principe
Adesso se ne può parlare. Adesso, alla dolorosa, ma legittima conclusione di un dramma tutto personale di una donna "libera" e del suo dolcissimo papà.
Alla fine della voluta, inaudita, ripetuta violenza praticata da una parte moralista e ottusamente ipocrita sulla scelta e il libero arbitrio di un essere umano a danno dello stesso e a danno di chi, legittimamente ed amorevolmente, ne fa le veci.
Alla fine di una ammirevole e coraggiosa resistenza di un padre, al naturale dolore, che accompagna la drammatica morte di un figlio infinitamente, disumanamente aggravata dall'intromissione di estranei, che, insistentemente e cinicamente, frugano nella tua anima, instillando nell'opinione pubblica, l'atroce dubbio del "marcio".
In quella parte di opinione pubblica particolarmente dedita, per debolezza e profonde paure, a seguire un credo di comodo e di facciata, che salvi la propria anima e dia un senso alla incapacità di affrontare e superare le proprie difficoltà e le conseguenze, inevitabili, di scelte, autonome e sofferte, fatte con rispetto; in piena coscienza.
Rispetto per la vera vita, per l'individuo interessato e chi lo accompagna nel suo difficile percorso. Rispetto per il privato, privatissimo; per l'interiorità più profonda; per l'inconoscibile parte di anima nella quale nessuno, al di là di chi è strettamente e intimamente coinvolto
per volontà del vero e unico protagonista della triste vicenda, ha diritto alcuno di entrare e, cinicamente, scavare per dar sfogo alla propria incapacità di affrontare le durezze della vita, nel suo naturale corso accettandone i limiti così come di fatto predicano, razzolando invece male; malissimo!
È facile, lo è sempre stato, parlare e decidere; condannare senza capire; imputare e imporre la propria volontà a gli altri. È intrinseco, chissà per che, nella mente di chi aderisce a qualsiasi, assoluta convinzione, della giusta e dogmatica esistenza di "qualcuno" che decida per noi alleggerendoci dalle vere, e più difficili, responsabilità: quelle dell'anima, della coscienza.
La vera, unica, onnipresente presenza che può intaccare il fragile equilibrio della sopravvivenza al dolore. Ma quando si è in buona "fede", quando si è puliti, onesti, quando si ha il coraggio del profondo e amorevole rispetto, si può essere come Peppino Englaro.
Quando si ha senso civile, quando si possiede quella lucidità e onestà intellettuale, che sole, possono incanalare un indicibile e privatissimo dolore sulla strada dell'utile, intraprendendo una lotta in nome della civiltà per la civiltà.
Pensavamo di essere un paese civile!? Riflettiamo, per una volta taciamo e ascoltiamo, rispettiamo e mettiamoci nella condizione di poterci assumere le responsabilità delle nostre scelte. È stata iniziata per noi, da un solo, straordinario, "semplice" uomo una lotta per la libertà e il diritto "privato"; sfruttiamola al meglio, adesso tocca a noi.
Facciamo le nostre battaglie, comportiamoci da adulti e lasciamo finalmente in pace chi ha scelto di vivere il dramma per svegliare le coscienze assopite nell'indifferenza o stordite dall'oblio di un credo; chi ha scelto la strada, in salita, della legalità per dare legittimità al proprio diritto alla coscienza e al rispetto di essa. Riflettiamo, e adesso: lottiamo… grazie Englaro!
Ci saranno, è sicuro, sciacalli che ancora
si aggireranno sotto la luna, nei prossimi giorni,
gente che dell'evagelico ammonimento a non berciare a vuoto
ha fatto strame, i mediocri servitori di padroni mediocri che
scodinzolanti porteranno l'osso, ma stasera
vi preghiamo: TACETE
Tiziana Ficacci
Pina Vitelli
Anna Spina
Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith e Lizzie, la tenera, la semplice, la vociona, l’orgogliosa, la felice?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.
Una morì di un parto illecito, una di amore contrastato, una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale, una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi, ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag -
tutte, tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.
di Tiziana Ficacci
Vidi allora che lei mi guardava con occhi spalancati, senza dir parola né muoversi, con uno sguardo che non le avevo mai visto, come di animale che sia stato preso in trappola e non può muoversi e aspetta che il cacciatore gli dia l'ultimo colpo.
La ciociara, Alberto Moravia
Le Nazioni Unite hanno recentemente riconosciuto lo stupro come arma di guerra [Leggi anche:
Lo stupro come
arma diguerra . ]
Il passo che abbiamo riportato all'inizio racconta la vicenda di una commerciante romana che durante la Seconda guerra mondiale è sfollata con la figlia in Ciociaria (Lazio); trovano riparo per la notte in una chiesa e vengono violate da soldati marocchini. Un romanzo che trae spunto dalla gran quantità di stupri che si verificarono in quel periodo in quella zona, tanto da dar vita al nome di marocchinate, per definire le donne stuprate da quell'esercito.
E molte furono le donne violentate dai tedeschi (come racconta Elsa Morante nelle prime pagine de La Storia). E ancora ricordiamo lo stupro di Nanchino dove i soldati giapponesi violentarono migliaia di donne cinesi [sulle drammatiche vicende ti segnaliamo l'opera "Stirpe di drago" del Premio Nobel Pearl S. Buck ], fino ad arrivare alle violenze subite dalle bosniache da parte di serbi. Ai quali vanno aggiunti i numerosi stupri perpetrati dai caschi blu dell'Onu.
Gli ultimi stupri, in particolare quelli accaduti a Roma, sono stati velocemente attribuiti agli stranieri. Al momento sappiamo con sicurezza che quello di Capodanno è stato consumato da un 22enne italianissimo, che, dichiaratosi pentito e dolente è stato rimandato ai domiciliari protetto dalla famiglia e dagli amici.
La politica italiana si è buttata sugli stupri per accusarsi a vicenda di debolezza con gli immigrati, come se questi lavoratori arrivassero qui per stuprare le donne. Meglio sarebbe che si chiarissero che lo stupro è l'arma dell'uomo nella sue guerra quotidiana alla donna, e noi non possiamo subire ancora che il nostro corpo, come per i continui e snervanti chiacchiericci "etici" sull'aborto, sia ancora usato e abusato.
Intanto, lo stupro deve esser punito severamente e con certezza.
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LINK UTILI
Il mio molestatore impunito - F.Amabile
E io mi faccio giustizia - F.Amabile
decalogo per donne stuprate - femminismo a sud
Violenza sulle donne, quanta retorica! - E.Gitto - resistenzalaica
di Tiziana Ficacci
Esha è rinchiusa nella sezione 209 della famigerata prigione di Evin.
Esha Momeni è una studentessa iraniana con cittadinanza americana ed è stata fermata a Teheran, dove vive suo padre, accusata di crimini contro la sicurezza nazionale. La studentessa era tornata in Iran, il suo paese, per completare con delle interviste una ricerca su donne e islam per il suo master.
Il carcere di Evin è gestito dalla Vevak, la polizia segreta iraniana, e da lì sono passati, e spesso mai usciti, studenti, giornalisti, dissidenti. Amnesty International, la famiglia Momeni, la sonnacchiosa comunità internazionale, temono la cosiddetta tortura bianca che si pratica a Evin. Consiste nel chiudere il prigioniero in una cella senza finestre, bianca come gli abiti dei prigionieri. Per cibo solo riso bianco e le guardie, incappucciate di bianco, non parlano. La paura è che Esha si “perda” nei corridoi di Evin. Durante la rivoluzione khomeinista lì si uccidevano i dissidenti estraendo lentamente il sangue dalle vene. Lì è morta Zahara Kazemi per emorragia cerebrale, la giornalista iraniana-canadese arrestata per aver scattato fotografie di quella prigione.
Mahmoud Ahmadinejad fu carceriere ad Evin.
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LINK UTILI
Agenzia Radicale - formato pdf
www.amnesty.org
petizione online per Esha
www.protectiononline.org
blip tv - video
TI SEGNALIAMO ANCHE LA STORIA DI KAREEM
Liberiamo Kareem!!!
Storia alla rovescia semiseria - Parte Prima
di Maria Mantello
Vaticanismi
di Tiziana Ficacci
"...rimane da chiedersi se in Italia sia ancora mai apparsa una grande forza riformista
e modernizzatrice. Ma se un giorno batterà un colpo,
il primo sarà alle porte del Vaticano (C.Maltese)"
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Una delle figure più stravaganti del giornalismo italiano è il vaticanista.
Questo è un esperto in tutto ciò che riguarda la Santa Sede, conosce a menadito la storia dei papi,
sa tutto sul cerimoniale vaticano, rendiconta su nomine, spostamenti, promozioni delle gerarchie vaticane, e,
soprattutto, segue i bei viaggi del teocrate. Non basta però, perché oltre a questi specialisti,
un leggero colpo di tosse proveniente dalle gerarchie vaticane viene monitorato dalla stampa tutta.
E così l’agenda politica, specialmente negli ultimi anni di avvicendamento dei governi prodiani-berlusconiani,
è stata fortemente influenzata, a volte dettata, dalla Santa Sede.
Più realisti del re i media italiani si sono specializzati nel moltiplicare il pubblico a piazza san Pietro
e nei viaggi papali, indugiano sul baciamano berlusconiano, glissano sulle strette di mano di leader meno servili,
utilizzano un tono ieratico per commentare le messe, seguono commossi e convinti santificazioni e miracoli.
Non provano imbarazzo nel chiamare il papa “santo padre”, di fare gli auguri “per il santo natale” e
per “la pasqua di resurrezione”. Giornaliste del servizio pubblico sfoggiano croci enormi, attori e cantanti
ringraziano “Gesù bambino che mi ha fatto arrivare fino qui”.
La cupola dell’informazione vaticana, conscia di addolorare la Cei, ha dato con imbarazzata timidezza
la notizia diffusa dall’agenzia Adista che le entrate dell’8 per mille hanno registrato un calo di circa
35 milioni di € e che sono in forte calo le offerte volontarie deducibili per il sostentamento del clero.
Ignorate del tutto le altre religioni di cui non si conoscono feste, abitudini, numeri,
comprese quelle che sono state riconosciute dallo Stato con le intese.
Ma, sulla velenosa casta giornalistica, torneremo presto a parlare.
Tiziana Ficacci
L'informazione viziata
di Anna Spina
Ieri, 18 settmbre 2008, nella bella sala del Minor Consiglio, gremita di cittadini,
all'interno del magnifico
Palazzo Ducale di Genova,
lo UAAR, nell'ambito delle commemorazioni
dedicate la XX settembre - Breccia di Porta Pia -
ha tenuto un pubblico incontro di grande interesse con Curzio Maltese, giornalista de
la Repubblica e i Professori universitari
Dal Lago e Volpati, tema dell'incontro era
"l'Informazione viziata - se la Chiesa detta l’agenda"
gli interevenuti si sono sfrozati di dare una risposta alla domanda banale che molti,
magari anche credenti, ma laici, si sono posti: come è possibile l'anomalia tutta italiana
di una informazione che ha una attenzione, diremmo maniacale, per qualunque parola o perfino
alzata di sopracciglio che proviene dalle gerarchie cattoliche?
Dopo una breve ed utile introduzione del responsabile locale dello UAAR
Silvano Vergoli, che
ha rammantato le vicende storiche legate alla data del 20 settembre, il dibattito ha preso il via
nell'interesse attento del pubblico
Non particolarmente rassicurante è il quadro emerso circa la nostra
viziata informazione, dalle considerazioni del Prof. Dal Lago, Docente di sociologia dei processi culturali
presso l'Univversità di Genova, che ha illustrato il meccanismo di "normalizzazione",
ovvero quel meccanismo per cui si fa apparire come normale che un capo religioso non solo sia onniprensente in TV e sulla stampa laica (ovvero non religiosa),
Dal Lago ha posto poi l'accento sull'effetto
"mondo a rovescio" per cui non solo le gerarchie sono onnipresenti, intervenendo
sulla politica, sui costumi e sule leggi italiane, ma sovente si
lamentino di...non apparire abbastanza! In questo "mondo a rovescio" poi
la chiesa è addirittura aiutata da laici o pseudo tali, che fanno si che vengano
prese per buone, sulla stampa, le continue lagne
ecclesiastiche circa il presunto tentativo di zittire i vari vescovi e cardinali.
sino allo stesso Curzio Maltese che ha raccontato in modo ironico e divertente
le tragicomiche traversie che gli ha procurato il suo libro,
"LA QUESTUA", libro che, pur avendo avuto amplio successo di pubblico,
nessun giornale, tranne l'Unità, ha recensito nè nessuna attenzione
ha avuto presso trasmissioni televisive use a trattare temi d'attualità
e a recensire volumi.
Veramente tragicomica la reazione di un collega di Maltese che sapendo come l'unico
a rompere il muro del silenzio sia stato Mentana, noto giornalista e conduttore presso Canale5
(nella notte di ferragosto,
però) commentò "eh...però, lo sai no? Mentana è ebreo!"
Molto più allarmante la reazione dell'Ordine dei giornalisti che,
a quanto ha riferito lo stesso Maltese, ha messo sotto inchiesta, a causa del libro,
il giornalista minacciandone perfino la sospensione dall'Ordine medesimo.
A chi, presente e ha esteso questa breve e temo farraginosa cronaca,
è apparsa invece piuttosto strana la giustificazione del Prof. Volpati
circa l'onnipresenza del papa in TV e nei TG,
a quanto ho compreso secondo Volpati (che è anche giornalista) chi fa le scalette, decide cioè
chi come e per quanto apparire in TV durante il TG, dà ampio
spazio al papa perchè... parla la gente lo conosce e con pochi
secondi (30-40) è capace di attirare l'attenzione e poi, sopratutto, perchè... parla italiano!
Volpati ha detto che la tv è un mezzo "barbaro" nel senso di "povero culturalmente",
forse il Prof ieri si è sbaglaito, però, ieri in sala di "barbari" non ce ne erano mica e anche i
"barabari" che guardano la TV non è detto che siano fessacchiotti.
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di Tiziana Ficacci
“In quasi trent’anni di giornalismo, avevo felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo, di me.
E di altri cinquantotto milioni di connazionali. Il papa e i vescovi intervengono nella vita pubblica
italiana molto di più di quanto non faccia l’Unione europea alla quale siamo vincolati”.
Ed è facile capire, con questo tuonante incipit, come Curzio Maltese ripercorra il solco della grande inchiesta
sulle “robe” vaticane dopo quella di Ernesto Rossi che, sul Mondo, nel 1960 scriveva:
“quando si tratta della roba i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata
come quella della principessina che non riuscì a chiudere occhio tutta la notte per il pisello
che le avevano messo sotto sette materassi” .
Un libretto da leggere tutto di un fiato, magari cominciando dal capitolo sull’8 per mille:
“la campagna 2005 della Saatchi e Saatchi è costata alla Chiesa 9 milioni di euro.
Il triplo di quanto la Chiesa ha donato alle vittime dello tsunami: tre milioni,
lo 0,3% della raccolta.
Nello stesso anno l’Ucei (unione delle comunità ebraiche),
versò per lo Sri Lanka e l’Indonesia 200mila euro, il 6% del suo (infinitamente minore)
8 per mille.
Un’offerta in proporzione venti volte superiore, in un’area dove non esistono comunità ebraiche”.
Per poi proseguire con il capitolo sull’Ici “secondo gli studi dell’Anci, ogni anno i comuni italiani
perdono oltre 400 milioni di euro a causa di una esenzione fiscale illegittima e contraria alle norme europee
sulla concorrenza”. Per continuare col turismo della fede “la Chiesa si affida al testimonial Luciano Moggi...
o alla Mistral, agenzia turistica fondata da Bud Spencer e salvata dal penultimo governo Berlusconi
con una operazione giudicata fuori mercato perfino da alcuni parlamentari della coalizione”.
Per passare a uno degli scandali più grossi “l’ora facoltativa di religione costa ai contribuenti circa un miliardo di euro all’anno”.
Curzio Maltese, giornalista de la Repubblica ed esperto di cronaca giudiziaria,
si è avvalso della collaborazione di Maurizio Turco, deputato radicale e segretario dell’associazione
www.anticlericale.net, e di Carlo Pontesilli, fiscalista esperto di privilegi ecclesiastici e promotore
in Italia e Europa di iniziative volte alla loro eliminazione.
di Tiziana Ficacci
E’ un viaggio lungo i luoghi segnati dalla croce: chiese, campanili, androni,
stanze da letto, confini, vette, processioni, eserciti.
Simbolo che spesso è abusato, tra sacro e profano, religioso e civile, pubblico e privato.
Il percorso indicato da Gallini inizia con i capiletto che adornavano da nord a sud stanze di poveri e ricchi,
sotto di cui si nasceva, si faceva sesso, si moriva. Ormai si nasce e si muore fuori dal letto di casa e
le croci sono scomparse dalle camere da letto.
Il crocefisso è stato sfrattato (quasi sempre)
dagli androni dei palazzi per lasciare il posto ai meno superstiziosi e più sicuri sistemi di videoallarme.
Resistono invece le croci a vigilanza di interi paesaggi, mete di turismo non necessariamente
di carattere religioso. La croce appare nei movimenti neofascisti e in quelli pacifisti,
non teme il ridicolo nei cortei di destra e sinistra,
ed è il soggetto di contese tra le diverse fazioni dello scudocrociato (ex dc).
Resiste tenace nelle scuole e negli uffici pubblici grazie alla delibera
della Corte costituzionale che ne ha sancito la legittimità rimettendo
in vigore un decreto ministeriale degli anni Venti, addirittura pre-concordato.
Crocette d’oro e di diamanti fanno bella mostra di sé tra seni esagerati di vallettine
e giornaliste tv, sui petti pelosi di maschi buzzurri,
sui bicipiti luccicanti di bei calciatori, e tra i punk che la mescolano con la svastica.
Tiziana Ficacci,www.nogod.it 5/11/07
l'8 settembre: ricordare per non ripetere
E' un anniversario importante: sessantacinque anni fa, l'8 settembre del 1943, veniva annunciato
l'armistizio. Le divisioni tedesche occupavano due terzi dell'Italia. L'esercito italiano, abbandonato
a se stesso, si sfasciava. Molti militari sarebbero finiti in prigionia in Germania, altri fra i partigiani.
Per gli ebrei, cominciava la fase della persecuzione delle vite, distinta da quella precedente della persecuzione
dei diritti, per usare la formula efficace di Michele Sarfatti.
Il governo Badoglio, nei 45 giorni trascorsi prima dell'8 settembre,
non aveva fatto nulla per preparare una via di scampo agli ebrei italiani,
nonostante fosse noto il rischio che correvano. Invano, le organizzazioni ebraiche internazionali
avevano chiesto che gli ebrei presenti in Italia
fossero trasferiti al Sud.
Degli ebrei si occupò la Repubblica di Salò, con a capo Mussolini, quando iniziò, nel novembre,
ad arrestarli e a consegnarli ai nazisti.Senza questa collaborazione attiva di Salò,
i nazisti non avrebbero avuto la possibilità, lo riconobbero essi stessi, di organizzare l'arresto
e la deportazione degli ebrei italiani, di quegli ottomila ebrei morti nei campi.
Anna Foa,
storica
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Rossi di vergogna
scrivici
RICORDANDO: S.ANNA DI STAZZEMA
"...Altri furono uccisi nelle loro case e queste ultime date alle fiamme per mezzo di
bombe incendiarie e benzina (alcuni dicono anche che i tedeschi avessero usato anche
lancia fiamme) 138 persone furono bruciate nella piazza davanti alla chiesa
con l'ausilio dei banchi della chiesa davanti al villagio che servirono da rogo.
Il prete della parrocchia chiese ai tedeschi di risparmaire otto piccoli ragazzi, Questi
furono presi insieme con lui ed uccisi più tardi. Lo stesso prete della parrocchia fu uno
delle vittime. Verso le dieci, le sole persone abitanti S.Anna, a parte qualche possibile eccezione
di una o due persone che poterono nascondersi, erano tedeschi."
TRATTO DA IL TIRRENO:
"Gli atti integrali delle inchieste sulle stragi"
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www.santannadistazzema.org
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Il marito di Benazir
scrivici
Qualcuno dice che è dal momento del matrimonio, in molti da quando stavano avvolgendo nel lenzuolo funebre
la moglie, certo è che Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, accarezzava
il sogno di essere il presidente pachistano da tanto.
Zardari, il signor 10%, sospeso in un mondo di scandali, ruberie, corruzione, ha vissuto tra i tribunali,
il carcere, la tenuta nel Surrey, all’ombra del carismatico nome dei Bhutto.
Chissà se da Presidente il 53enne, amante del polo e delle donne, cambierà
le sue abitudini acquisite in provincia, dove suo padre, politico locale, lo ha instradato ad una
vita decisamente sopra le righe.
Begum Nusrat, la madre di Benazir e responsabile del Ppp dopo
la morte del marito Zulfikar Ali Bhutto, scelse per la figlia quel marito, probabilmente considerandolo
vacuo e innocuo.
Nel 1987 il matrimonio e nel 1988 Benazir vince le elezioni diventando a 35 anni
il primo premier donna pachistano, e da quel momento il marito diventa il suo più grande problema.
Nel 1990 il presidente pachistano Ishaq Khan destituisce Benazir soffocata dal peso degli
scandali mentre Zulfikar finisce in carcere.
Nel 1993 Benazir rivince le elezioni, torna al governo
e tira il marito fuori dalla galera. Lui vorrebbe fare il ministro delle Finanze, saggiamente Benazir
lo relega all’Ambiente. Ma nel 1996 la storia si ripete: lei affonda negli scandali lui sconta altri
sette anni di carcere.
Anche le autorità francesi confermano le richieste di tangenti per un contratto
che prevedeva il cambiamento dei velivoli dell’aviazione pachistana; e nel 1999 un rapporto del Congresso
americano sul riciclaggio
di denaro accusa Zardari di aver accumulato somme su un conto di Citybank. Percentuali.
Non solo, in Pakistan è fortemente sospettato dell’omicidio di Murtaza, fratello maggiore di Benazir.
Alla fine del 2007 la leader del Ppp torna in Pakistan e il 27 dicembre viene uccisa a Rawalpindi.
E’ ancora
lei a regalare una nuova vita al marito: gli lascia in eredità il partito affidandogli la reggenza in attesa
che il loro primogenito Bilawal termini gli studi e compia i 25 anni indispensabili
per l’elezione al Parlamento.
Ma nelle sue mani la lettera-testamento si è trasformata in un mandato presidenziale,
i pachistani ancora sotto choc dopo l’assassinio di Benazir, lo hanno scelto.
E’ improbabile che Zardari riesca a guidare un paese così strategico per il mondo.
Sarà stato difficile per la ragazza uscita da Oxford, fresca di laurea in Relazioni internazionali,
corteggiata per la sua bellezza e intelligenza, incontrare in cella per un ultimo saluto il padre Zulfikar Ali prima di vederlo penzolare da una forca. Difficile deve essere stato arrivare a Karachi nel 1977 nel tentativo di domare un colpo di stato che lacerava una fragile democrazia di un paese in via di sviluppo. Nel 1981 finisce in una cella di isolamento in una prigione del Sindh “il feudo dei Bhutto” dove rimase fino all’84 quando ottenne l’espatrio per Londra.
La città che l’aveva vista studente intenta a molare il suo accento british upper class,
a levigare la visione laica moderna e moderata dell’islam, fu la palestra dove la giovane donna preparò
la sua riscossa. Nel 1988 tornò a Lahore tra ali di gente in festa per lei e per la fuga dell’odiato generale Zia ul Haq.
E fu premier finalmente: prima donna in un paese islamico.
La bella 35enne, elegante nel costume tradizionale, ebbe un grande impatto mediatico,
grande quasi quanto le speranze di chi l’aveva eletta.
Fu cacciata dal governo nel 1990 e riuscì a tornarci
nel 1993 dopo una campagna elettorale durissima.
Ero al Cairo nel ’94 durante la Conferenza delle Nazioni Unite
sulla Popolazione e lo Sviluppo, e la ricordo mentre parlava delle donne del suo paese alle quali stava
dando la dignità di decidere del loro corpo attraverso la possibilità di scegliere contraccezione
e aborto sicuro.
Ma la bellissima donna nel suo abito rosa, non aveva perso il suo accento, e il suo elegante inglese era rimasto strascinato come quello di tutti gli asiatici.E a quel ritmo lento ondeggiavano le teste dei primi ministri ammirati dalla sua regalità e decisione.
Nella sua biografia “Figlia del destino”, racconta del suo matrimonio combinato.
Non aveva tempo la giovane donna di cercare un marito, perciò scelse suo cugino, un playboy giocatore
di polo che pure gli creò qualche problema. Ma che gli diede tre figli.
La giovane donna fece degli errori
che pagò e che riconobbe "è una delle cose di cui mi pento e che non rifarei". In un paese come il suo,
l’arte della mediazione è un rischio, e lei per governare senza i generali contro i fondamentalisti,
doveva avere un amico importante.
Ma il suo amore per le libertà civili e la democrazia, non piacevano a Nawaz Sharif che, mascherato da
moralizzatore, nel 1996 la scalzò. Tornò a Londra, poi nella più sicura Dubai da dove partì di nuovo per il suo paese:
perché si può morire ma non ci si può arrendere.
Arrivò a Karachi il 18 ottobre scorso e qualcuno subito provò ad ucciderla. Per poi riuscirci il 28 dicembre.
Benazir Bhutto è stata la prima donna a guidare un paese islamico, il Pakistan, la terra dei puri,
il paese dove è scorso il sangue della sua famiglia.
Ed era solo una donna...
"Non mi sono mai considerata una donna. Ovviamente lo sono, ma preferisco pensarmi come una persona che
ha subito una dittatura..."
Forse è questa la frase che rimane nella mente del lungo racconto che di Benazir Bhutto fa Weaver,
inviata del New Yorker. Le 80 pagine sono parte di un ampio reportage sul Pakistan
"In the shadow of Jihad and Afghanistan".
Pagine dense su una donna: gli abiti curati, le mani affusolate,
il collo lungo, la paura di ingrassare e il continuo desiderio di mangiare dolci... da parte della giornalista
è impossibile comprendere la scelta politica senza includere la vita privata.
Una figlia a cui il padre impone sin da bimba il destino del capo "plasmata e istruita perché diventasse
la sua erede politica".
Per Weaver solo una donna di sensibilità e intelligenza non comune,
poteva trascorrere un ottavo della sua esistenza in carcere o agli arresti domiciliari,
sopravvivere al martirio del padre "populista, deposto e ucciso da un usurpatore",
salvarsi da un rapporto difficile con la madre, accettare un matrimonio combinato,
convivere con un fratello politicamente ambiguo, senza diventare una pazza violenta ma,
invece, guidando le folle "come un direttore d’orchestra, con veemenza e passione,
gli occhi scintillanti e le mani eleganti a fendere l’aria".
Quando ero piccola, racconta Bhutto a Weaver, "la politica mi spaventava.
Ricordo le voci sommesse che provenivano dal salotto, dove gli adulti discutevano di manifestazioni
e fucili. Era una vita che non avrei voluto per me".
Un libro che emoziona e che serve a ricordare una figura,
che pur tra luci e ombre, ha fatto onore al nostro genere.
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Parità olimpica
scrivici
Sarà un caso ma, nel bilancio di Pechino 2008, su otto medaglie d’oro,
quattro sono state vinte da donne:
Chiara Cainero, 30 anni, sposata, ha vinto nello skeet,
nel nuoto Federica Pellegrini, 20 anni, la regina del fioretto è stata Valentina Vezzali,
34 anni, moglie e madre,
e la judoca Giulia Quintavalle classe 1983.
Non a caso, invece, giova sottolineare lo stato
civile di due delle nostre "donne d’oro" che uniscono al gravoso impegno sportivo
anche quello di moglie e mamma,
per non parlare poi della bionda Josefa Idem che a 44 anni, con due splendidi figli e,
immagino, un paziente marito, stupisce il mondo "perdendo" un oro, nella canoa, per un solo cm!
I cronisti sportivi, per lo più uomini, si sono così lanciati nelle solite iperboliche definizioni,
di "super donne", eroine che con abnegazione e sprezzo
della fatica hanno superato i limiti dello sport, "vestali" votate alla dea olimpica!
Le signore in questione, festanti e un po’ confuse, omaggiate, come la Idem,
addirittura dalla telefonata del Presidente della Repubblica, han pianto e riso,
dedicato la vittoria a mariti e figli e pronosticato la partecipazione alle Olimpiadi
di Londra del 2012.
Fra fiori, feste e medaglie luccicanti, le loro facce
strasfigurate dalla fatica e illuminate dalla vittoria han bucato il video permettendo ad ogni
donna "normale" di gioire e sentirsi partecipi del loro appagamento ma, soprattutto,
di leggere nei loro volti, oltre alla felicità prorompente, le stesse gioie,
gli stessi dolori e le medesime preoccupazioni di ognuna di loro.
Scommetterei
il mio respiratore che, proprio in quel momento topico, in un angolo remoto del loro cervello,
i neuroni disponibili stavano elaborando pensieri molto prosaici: devo comprare lo zaino per la scuola,
ho fatto l’iscrizione al corso di nuoto
per il bambino? Devo fare di nuovo lo strudel che piace tanto a tutti.
Pensieri terra terra, per nulla eroici che, per chi li sa leggere,
fanno di queste sportive delle vere regine. Del resto, ogni donna lo sa:
quando si riesce, in una sola giornata, a pulire la casa, preparare i pasti,
portare i ragazzi a scuola, lavare, stirare, portare il cane dal veterinario,
ascoltare i mugugni del marito, che sarà mai aggiungere quelle tre o quattro ore d’allenamento?
Marina Garaventa
www.laprincipessasulpisello.splinder.com
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SPECIALE CRISI GEORGIANA:
scrivici
Il ministro della Difesa La Russa ha rilasciato una lunga intervista mettendosi nei panni della Russia. Francamente è insopportabile questa mania italiana di mettersi nei panni dell’orso russo. Il grande esperto ed ex ambasciatore di quel paese, il saccentissimo Sergio Romano, dispone paginate sul Corriere della Sera per spiegarci come sarebbe bene non infastidire chi ha gas e petrolio.
E chissenefrega di sapere se un paese è democratico, non uccide giornalisti, rispetta i diritti umani e via elencando. E stendiamo un velo sull’abulico ministro degli Esteri Frattini, che sintetizza la riunione della Nato come un modo per convincere gli amici americani a non esagerare nella condanna della Russia magari ricordandoci la deliziosa telefonata tra Berlusconi e Putin poi saggiamente smentita.
Insomma, più preoccupati di non innervosire Putin piuttosto che seguire la linea politica della signora Merkel.
Tiziana Ficacci.
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Breaking the surface
scrivici
Tra gli undicimila atleti che parteciperanno alle Olimpiadi di Pechino ci sono solo due omosessuali dichiarati.
Di una si è parlato parecchio anche da noi (omettendo questo particolare però),
ed è Imke Duplitzer, argento a squadre nella spada ai Giochi di Atene nel 2004,
indicata come esempio da Maurizio Gasparri perché non sfilerà alla cerimonia di inaugurazione.
L’atleta tedesca è soldato dell’esercito, omosessuale dichiarata, coraggiosa nell’intervista pubblicata su Die Welt dove è apparsa con la divisa da schermitore ma con il volto nascosto da una foto dell’avvocato dei diritti umani Gao Zhisheng. Duplitzer dice che per gli standard occidentali quello che succede in Cina non sta né in cielo né in terra e condanna con forza l’uso della pena di morte.
Il tuffatore australiano Matthew Mitcham, arrivato a Pechino con il suo compagno,
appare sulla copertina di The Advocate, autorevole rivista americana. Ventenne, nato a Brisbane,
la sua specialità è piattaforma 10 metri.
Ha conquistato il quinto posto nella Coppa del mondo, il che gli da buone speranze di entrare
nel medagliere olimpico. Mitcham – verosimilmente - sostiene di non essere l’unico maschio gay
di questa Olimpiade, ma è l’unico che lo dice. E aggiunge anche che è più facile venire
allo scoperto per un tuffatore piuttosto che per i colleghi del football, uno sport dove devi
dare una immagine di forza e mascolinità.
Per The Advocate nell’ultimo secolo sono almeno diciannove gli atleti omosessuali medagliati:
il tuffatore Greg Louganis, le tenniste Conchita Martinez ed Amélie Mauresmo,
diversi pattinatori, il nuotatore Bruce Hayes, la schermitrice Imke Duplitzer
e l’apripista Babe Didrikson Zaharias che nel 1932 conquistò due ori e un argento nell’atletica leggera.
Il caso più noto di coming out è stato quello del tuffatore americano Greg Louganis, vincitore di due ori olimpici (nell’84 e nell’88). Si dichiarò apertamente nel 1994, quando partecipò ai Gay Games. Nel 1995 raccontò di essere sieropositivo nella biografia Breaking the surface.
Durante le Olimpiadi di Seul (’88), l’atleta sbatté la testa sul trampolino e l’acqua della vasca si macchiò di sangue creando momenti di ansietà. Louganis dice che il tuffatore Mitcham è un bravo ragazzo e bravo sportivo, un esempio positivo per i giovani. Tiziana Ficacci, www.liberelaiche.it
Tiziana Ficacci
Advocate
IMDB- archivio cinema UK
www.gaygames.com
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Olimpiadi 2008: Picchiale più forte
scrivici
Il sette aprile del 1996, alle quattro di pomeriggio la Dottoressa Gao Yaojie sta visitando
la Signora Ba. La paziente che è riuscita a farsi ricoverare presso l'Ospedale Militare di
Zhengzhou City presenta da giorni sintomi preoccuapanti:
addome gonfio, temperatura alta e costante, macchie sul corpo,
per settimane i medici si gingillano, alla fine chiamano la Dottoressa Gao, è una ginecologa,
specializzata in problemi ovarici, Gao visita la Signora Ba, le macchie rossastre le fanno
scattare un campanello d'allarme: che sia il Sarcoma di Karposi? Forse la Signora
Ba ha contratto l'AIDS. Vengono fatti esami e biopsie, per escludere tumori, viene fatto
il test per l'HIV: è positivo, la donna è ammalata di AIDS.
La Signora Ba, 42 anni, muore, dieci giorni dopo. Lascia il marito e un bambino;
la dottoressa Gao Yaojie scopre che un anno prima la sua sfortunata paziente
ha avuto un tumore uterino,
in quell'occasione ha subto la trasfusione del sangue;
Gao è senza fiato: dunque il sangue infetto viene da una banca
del sangue! Chissà quanti altri disgraziati verranno contagiati, al figlio ed al marito della
donna è andata bene, non hanno l'AIDS, ma quanti familiari
di ammalati si infetteranno senza saperlo?
Gao non riesce a levarsi dalla testa la Signora Ba, non si leva dal capo nemmeno il Signor Ba,
che per dieci giorni dorme accovacciato sulla tomba della moglie: è roso dal senso
di colpa, ha insistito lui perchè i medici facessero alla moglie ammalata di cancro quella
trasfusione.
Sul finire del 1996 la vita della dottoressa Gao cambia, quella prima drammatica esperienza
con una morte e un dolore che potevano, che dovevano essere evitate, lascia un segno indelebile
nella matura ginecologa. Si dice: "che diaminie si vive una sola volta!" allora inizia a
scrivere opuscoli informativi circa l'AIDS, vorrebbe diffonderli e stamparli a sue spese, ma
i soldi non bastano, l'aiutano l'Henan Museum of Culture and History e la
Song Qingling Foundation
il 1 dicembre del 1996 una macchina con 12,000 libretti informativi
parte dall'Henan Museum of Culture and History, la Dottoressa e i suoi colleghi personalmente
distribuiscono 800 opuscoli, paizzati vicino alla stazione dei pullman;
è l'inizio dell'impegno spasmodico per Gao
Yaojie che a quasi settanta anni si ritrova a combattere contro l'ignoranza ma sopratutto
contro l'omertà dei funzionari, dello Stato: se si inizia a parlare della malattia in quanto legata
ai costumi sessuali, alla prostituzione, all'uso degli stupefacenti,
si tace del tutto sullo scandalo del sangue infetto.
Nel 2001 e nel 2003 la Dottoressa viene insignita di premi internazionali per la sua
opera coraggiosa, ci vuole davvero un coraggio da leone e questa donna anziana,
ne dimostra tanto.
La Polizia di Henan ha fatto di tutto per initmidirla e per intimidire
chi si è unito a lei per prevenire e raccontare la tragica storia dei fantasmi di Henan,
gli ammalati di AIDS che il Governo cinese vorrebbe ignorare, nascondere al Mondo.
E' solo la pressione internazionale che, in parte, salva Gao
Yaojie dalla consueta brutalità poliziesca,
quando riceve due prestigiosi premi internazionali, non le si permette di partire
e nel 2007
quando le viene assegnato un nuovo premio e viene invitata in America è messa agli arresti domiciliari,
la polizia fa continue pressioni affinchè dichiari che non parte perchè è ammalata, ma
Gao, a ottanta anni, ha una sola malattia, la caparbietà del giusto.
Per nulla doma risponde così ai funzionari:
"Voglio sapere due cose: Primo chi ha deciso i miei arresti, sono una vecchia signora di ottanta
anni, che crimine avrei commesso? Secondo: perchè la Polizia non cerca chi sta facendo di tutto per diffamarmi, chi
compie continui attacchi informatici ai nostri siti e blog, bhe! dovrebbero riuscirci, No?"
Gao Yaojie: come iniziai a occuparmi di AIDS
chinapage.com - Gao Yaojie
NYtimes
Wikipedia - Gao -
www.usembassy-china.org.cn
youtube - Gao -
www.hrw.org
Henan, la più popolosa provincia dell'Impero, 100 milioni di persone, contadini che sgobbano
"a sud del fiume Giallo", è in questa Provincia del non troppo celestiale Impero
cinese che la stupida voracità dello stato-mercato più grande del Mondo tocca
l'apice è ad Henan che la stolidità di ogni dittatura compie
il suo capolavoro sterminando migliaia e migliaia di contadini.
Agli inizi degli anni Novanta le autorità cinesi liberalizzano
la vendita del sangue, sorgono in fretta, ovunque, centri per la raccolta.
Henan, la culla della civiltà cinese è una provincia rurale, i braccianti sono poveri
a loro pare una vera bellezza la trovata: vendere il proprio sangue, 4 euro, 7 euro per mezzo litro
di sangue e se sei un povero cristo che si spacca la schiena con una famiglia sulle spalle,
ad Henan si possono fare un bel poco di cose con quella manciata di yuan, mandare i figli a scuola,
per esempio, comprare attrezzi e sementi in più le stesse autorità ti dicono che sei
proprio un bravo cinese a dare il tuo sangue.
Però, come si dice, il tempo è denaro e poi BISOGNA RIDURRE I COSTI, l'imperativo unico
l'unica cosa che conti, ed allora i centri di raccolta risparmiano sugli aghi, li riusano e
usano mettere il sangue di più donatori nelle centrifughe per estrarre il
plasma, l'oro rosso che si commercializza bene, questo significa che, quando ridaranno un poco di sangue
privo di plasma
ai donatori basteràa una goccia di sangue infetto
per infettare decine e decine di persone, e poi centinaia e poi migliaia,
i contadini e le contadine di Hanan non lo sanno, si riportano a casa un poco di sangue e 4 yuan,
ignari che nelle loro vene scorre l'AIDS. I funzionari, le autorità chiudono
tutte e due gli occhi, infondo non si stanno forse arrichendo tutti: le ditte che vendono il plasma,
i contadini, lo Stato-mercato, tutti felici,
tutti contenti ebbene allora che c'è di male ad essere un tantino flessibili
ad essere tolleranti?
Quando le autorità cinesi si rendono conto del macello combinato, macello
dovuto alla mancanza di controlli, alla superficialità, all'ingordigia idiota
è troppo tardi, quella della "Provincia a sud del fiume Giallo" è una
tragica epidemia, una maledizione che colpisce villagi e cittadine. Il guaio è che
del sangue malato che gira e gira per tutta la Cina fino al 1995 non si deve parlare, i malati di
Henan e chi si infetterà
a causa delle trasfusioni,
sono, ancora prima di morire senza adeguate cure e senza assistenza, fantasmi.
La città che muore di AIDS - P.Del Re
Archivio Stampa - "Il sangue della Cina" di P.Haski
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