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Ma Rosa cuciva

Rosa Parks l'apartheid la battaglia per i diritti civili: una storia di dignità e civiltà

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di Anna Spina

Che caldo, i finestrini sono tutti aperti nel bus, poggio il mento sul petto, sono stanca morta, c'è comunque, piacevole, il pensiero che domani non ho il turno, riposo. Chiudo gli occhi, solo per un secondo, mi sembra, invece dal centro, bum! mi ritrovo alla mia periferia, mi sveglio di colpo, quasi sotto casa, mi sono addormentata subito, venti minuti di pace, un sospiro, sul bus che morde curve e fa sberleffi al semaforo, prende in giro rotonde, carezza colline, portando a spasso, sotto le nuvole bianche, anche i miei sogni.
Rosa cuciva, nel grande magazzino di Montgomery, il Fair Department Store, Alabama, USA. Anche quel giorno aveva cucito, deve essere brutto pure cucire tutto il giorno con le spalle che fanno male, gli occhi sulla macchina e il rumore del rocchetto che gira veloce, dei pedali, bisogna lavorare presto e bene, non bisogna sciupare la pezza, bisogna seguire il taglio.

Quando finì era freddo, l'attesa del pullman lunga, Rosa salì, l'autobus ancora vuoto, Rosa era stanca e andò in coda, ai posti riservati agli afroamericani, si lasciò cadere su di un sedile. Piano piano il pullman andava popolandosi, quando l'autista buttò lo sguardo sullo specchietto l'autobus era ormai pieno, c'era uno, un bianco, in piedi, l'autista guardò meglio, allungando un poco il collo, aveva visto giusto: un bianco in piedi e una nera seduta, strillò:
“ho bisogno di due posti, gente su in piedi” un nero ed un bianco non potevano stare sulla stessa fila e così per far sedere il bianco i neri dovevano alzarsi, al fianco di Rosa c'erano un uomo e una donna, neri, nessuno si alzò, Blake ripetè: ho bisogno di quei posti, i due si alzarono, ma non Rosa non quella volta, quella volta no, quel noncurante “alzatevi” trascinò James Blake, guidatore di autobus di Montgomery, Alabama, nella storia: era il 1 dicembre del 1955 e Rosa non si alzò.

Quando, nell'aprile del 1865, il Generale Lee si arrese a Grant, la Confederazione sudista e il suo sistema economico basato sullo schiavismo venne, sulla carta, sconfitta: l'Ovest capitalista, il Nord puritano e idealista aveva avuto la meglio. Per un breve momento si sperò che tutto sarebbe cambiato: la schiavitù era stata abolita, e per una brevissima stagione i gruppi politici più liberi e progressisti del Nord, i Repubblicani radicali, si batterono e organizzarono affinché gli schiavi emancipati potessero finalmente contribuire al loro progresso e al progresso nazionale.

Ben presto però a Washington prevalsero tutt'altri interessi, i ricchi imprenditori del Nord e dell'Ovest velocemente solidarizzarono con gli ex nemici sudisti, reinsediandoli al potere, il Nord aveva dato la libertà agli schiavi, ma essi si accorsero che era la libertà di essere di nuovo sfruttati, umiliati e offesi dagli stessi ex padroni.
Alla libertà sulla carta, un passo in avanti certo, non corrispose, infatti poi alcuna concreta iniziativa per ridurre lo svantaggio economico, la miseria restava l'abituale compagna nelle vite dei neri, e la miseria che come sempre è il vero ostacolo, per qualunque progresso concreto, non fu combattuta dal Nord vincitore: poco o nulla fu fatto perché la popolazione afroamericana fosse messa in condizione di vivere dignitosamente, di istruirsi, di acquisire terre e intraprendere attività commerciali

Gli emendamenti che avevano di fatto abolito la schiavitù e stabilito l'eguaglianza formale, il 13°,14°, 15° al Sud vennero svuotati dal di dentro, ridotti a fantasmi di libertà e giustizia, anche grazie alla loro stessa ambigua formulazione: il 14° emendamento che stabiliva l'eguaglianza davanti alla legge venne violentato dalla interpretazione capziosa dei giudici degli stati del Sud: i cittadini erano si certo tutti uguali davanti alla legge, e la legge non poteva fare discriminazioni, gli atti ufficiali non potevano discriminare, ma i privati si, i giudici, bianchi e ricchi, le giurie bianche e povere sobillate e ingannate dai maggiorenti sentenziavano così immancabilmente contro i neri;

pure il 15°, che vietava discriminazioni elettorali che si basassero sulla razza, venne irriso introducendo altro tipo di discriminazioni: si prescrisse che potevano votare solo i cittadini che avevano precedentemente votato (la cd “clausola del nonno”), che potevano votare solo quelli capaci di leggere e scrivere, che potevano votare solo quelli capaci di pagare la poll tax, una tassa sul voto, appunto, tutte discriminazioni che, di fatto, tagliavano fuori dal concreto esercizio della democrazia e del diritto di voto quasi tutti gli afro-americani e anche ampli strati di poveri braccianti bianchi.

Gli Stati del Sud, nella sostanziale indifferenza di Washington, approvarono poi una serie di di “black codes” leggi e regolamenti che nel concreto creavano ingiusto trattamento amministrativo e giurisdizionale nei confronti della popolazione di colore, che si vedeva ad esempio colpita in modo capzioso dalla severa legislazione contro il vagabondaggio legislazione che, usata furbescamente, nei fatti, stabiliva una sorta di domicilio coatto dei cittadini afroamericani. Nel concreto ci fu una glaciazione dei diritti, dello sviluppo sociale ed economico, una glaciazione che condannò all'arretratezza gli strati più poveri della popolazione: neri e bianchi poveri, gli uni contro gli altri armati dai vecchi padroni di un tempo, adesso alleati con i nuovi padroni del Nord, un Nord, che una volta sconfitta la Confederazione e assoggettati i maggiorenti locali, di fatto si disinteressò di tutta la faccenda.

Alla ingiustizia sostanziale si univa poi un brutale sistema di linciaggi compiuti sistematicamente da parte del Ku Kluks Klan, linciaggi e violenze che non avevano nulla di spontaneo ma erano finanziati e diretti dai maggiorenti locali. Lo scopo delle violenze era chiaro: unito allo sfruttamento economico, alla discriminazioni giuridica, alla legislazione elettorale faziosa era un sistema efficace per allontanare gli afro-americani dalle urne oltre che per riassoggettare con la violenza e il timore gli ex-schiavi.

Fu in questo contesto che negli stati del Sud si svilupparono man mano leggi e regolamenti segregazionisti: a partire dagli anni Ottanta del 1800 si impose quello che veniva definito il “Jim crow system” , il sistema di apartheid che stabiliva la totale separazione tra neri e bianchi, una separazione umiliante per i cittadini di colore che si trovavano a subire maltrattamenti ed ingiustizie quotidiane, una separazione che aveva lo scopo di impedire lo sviluppo sociale ed economico di un amplissimo strato della popolazione.

La legislazione razzista adottata per i neri servì a controllare meglio anche i bianchi non abbienti, dando loro una effimera illusione di potere e superiorità, oltre che un capro espiatorio su cui scaricare odio e frustrazione sociale. L'apartheid che prevedeva una rigida separazione tra neri e bianchi, nei tribunali si arrivò ad avere due Bibbie diverse, una per i bianchi e una per i neri, ebbe poi sciaguratamente la benedizione giurisdizionale
con la sentenza della Corte Suprema che convalidò i provvedimenti segregazionisti degli Stati del Sud stabilendo l'ambiguo e capzioso principio del “separati ma eguali” in base al quale si affermò che in se la separazione non aveva una carica discriminatoria e che non ledeva, dunque, i principi costituzionali degli emendamenti 14° e 15°. La realtà dei fatti era ovviamente meno idilliaca: tutte le istituzioni pubbliche destinate alla popolazione nera vennero gestite in modo pessimo, con scarsi o nulli investimenti, dai trasporti, alla scuola, allo sfruttamento salariale tutto tendeva a punire gli ex-schiavi e tutto il sistema altro non era che una durissima e brutale discriminazione.

Rosa non si era alzata: era stanca, stanca, del lavoro, del pomeriggio, della macchina, era stanca, stanca di essere trattata da immondizia. Nella stanchezza trovò conforto, forza: lei era una donna che lavorava, una persona tranquilla e aveva pagato il biglietto proprio come gli altri, tutto quello schifo non era giusto.
Il bus accostò, l'autista aveva chiamato il suo capo e il capo gli aveva detto: fai valere la legge, chiama la polizia. La polizia venne, chiese come fosse andata, “si è vero”, disse Rosa, “mi ha avvertito che dovevo alzarmi e che sennò chiamava voi”, ma io pago come tutti il biglietto e non trovo giusto alzarmi.

La portarono dentro, stesero il verbale, Rosa chiamò il marito, Raymond, che come lei era attivista della National Association for the Avancement of Colored People, l'Associazione afroamericana che dagli anni Trenta si batteva per cambiare le cose, la cauzione era di 100 dollari, venne pagata e Rose tornò a casa. Il 5 dicembre la corte la condannò a 10 dollari più le spese, tutto iniziò da lì: per 381 giorni, coordinati da un giovane pastore battista, un certo Martin Luther King, i cittadini neri di Montgomery boicottarono la compagnia di trasporti, qualcosa stava trasformandosi sotto i loro occhi, la compagnia cedette e nel 1956 la Corte Suprema degli USA dava ragione a Rosa: quello era uno schifo.

Il giovane pastore battista di ventisei anni e i 45,000 cittadini di colore avrebbero cambiato per sempre la storia, Rosa, intanto, cuciva, come sempre, ma non più a Montgomery, perse il lavoro, amici, venne minacciata di morte e così se ne andò a far la sarta a Detroit, Michigan. Negli anni Ottanta creò una Fondazione in memoria del suo Raymond e nel 1999 il Congresso le diede una medaglia, Rosa Parks morì nel 2005, chissà come si sarebbe sentita a vedere il Presidente Obama giurare sulla Bibbia, un Bibbia che non era più la Bibbia riservata ai “negri”. LINK UTILI
www.black-collegian.com
Wikipedia - Rosa Parks
Wikipedia Inglese - Rosa Parks
Martin Luther King

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Roxana Saberi

Free roxana

Di Tiziana Ficacci

Roxana Saberi , è una giornalista free-lance di 32 anni detenuta da gennaio nel carcere iraniano di Evin. Arrestata per aver acquistato alcolici, accusata successivamente di aver svolto illegalmente la professione di giornalista e infine incriminata per spionaggio. Il 18 aprile Roxana è stata condannata a 8 anni di carcere.
Tre giorni dopo ha cominciato uno sciopero della fame per protestare per l’ingiusta condanna. Il 1° maggio è stata ricoverata nell’infermeria del carcere perché debolissima. Suo padre, che ha potuto visitarla, ha detto che non riesce più a stare in piedi. Gli studenti della Medill School of Journalism della Northwestern University di Chicago, dove nel 1999 Saberi si laureò in giornalismo, dal 3 maggio hanno iniziato uno sciopero della fame a rotazione.
Se il vostro desiderio è che Roxana Saberi abbia un giusto processo, potete aderire allo sciopero, comunicandolo al sito www.freeroxana.net dove è possibile scrivere oltre al proprio nome un pensiero.  

Louise di carne e di sangue

L'autrice di "Piccole donne" oltre lo zucchero e il miele

di Céline Dinah Cohen

Il luogo comune vuole che quando si parla di Louise May Alcott, si pensi ad un mondo di merletti e di zucchero. Si presta poca attenzione al fatto che Alcott è stata la scrittrice dell’America abolizionista, contrapposta a quella schiavista di Via col vento. E se abbiamo bollato come smielate le signorine March che, insieme alla saggia madre, leggevano le lettere di papà dal fronte, sorseggiando tè e mangiando biscotti, ora, che per me più di qualche anno è passato dall’adolescenza, rileggendo "Piccole donne", giocando a riconoscere me e le mie amiche tra Meg, la giudiziosa, Jo, la ribelle, Amy la vezzosa e Beth la timidina, capisco che Alcott parlava di sé. Delle sue sorelle, dello sbocciare di piccoli amori, dei pochi soldi, della "nessuna fretta" di sposare il primo che passa tanto per sposarsi, ma della "grande fretta" di trovare un amore sincero... della passione, quella si grande, per la scrittura.
Nei "Racconti d’amore e guerra" Alcott chiamava con il suo nome le cose: corpo, carne, sangue, morte. Diceva il dolore fisico, le facce dei soldati che morivano dopo feroci amputazioni compiute da medici altrettanto doloranti… E, senza parafrasi, parlava dell’amore visto per la prima volta tra i neri che si baciavano per strada, del sesso umido e caldo, della tragedia di un uomo innamorato e respinto, del dolore di una donna che perde il figlio.
La zucchero e miele Louise May Alcott era figlia del filosofo Amos Alcott, istruita da amici di famiglia come Nathaniel Hawthorne e Ralph Waldo Emerson. Come non avere la passione della scrittura con maestri così? Come non comprendere la fatica delle donne se il tuo maestro ti legge "La lettera scarlatta"? Giovanissima, Alcott sale su un treno per andare a fare l’infermiera in un ospedale militare di Washington. E poi scrive... per noi, piccole donne, eternamente grate alla scrittrice per averci fatto battere il cuore un po’ più veloce.
LINK UTILI
Piccole donne
libreriarizzoli.corriere.it
Nathaniel_Hawthorne
La lettera scarlatta
Ralph Waldo Emerson
Wikipedia

L’asso nella manica a brandelli

cent'anni da leonessa

di Angela Segre'

"...l’anziano non è che un relitto umano, un abito a brandelli appeso ad un bastone, a meno che l’anima non batta le mani e canti, e canti sempre più forte, per ogni brandello del suo abito mortale."
W.B. Yeats
Il 22 aprile compie 100 anni Rita Levi Montalcini, primo Nobel al mondo a superare il secolo. Vissuto armoniosamente nonostante la durezza del periodo. Nata a Torino il 22 aprile 1909, ha studiato medicina nella sua città dove si laurea nel 1936. Era ancora adolescente quando decise che non si sarebbe sposata perché mai avrebbe obbedito ad un uomo, così come sua madre faceva con suo padre.
Per questa silenziosa ubbidienza ha coltivato malanimo per la mamma, riuscendo ad amarla solo da adulta. Ha avuto un rapporto intenso con sua sorella Paola, morta qualche anno fa, della quale ha detto "che ha espresso nel dipingere una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione fra questo mondo e noi"
Per Paola ha disegnato degli splendidi gioielli che ora indossa lei, spille complicate che appunta sui vestiti in stile rinascimentale e che insieme ai capelli candidi che formano una perfetta onda sulla sinistra del viso, la rendono unica.
Ogni mattina si reca all’ Ebri (European Brain Research Institute) istituto creato da lei dove lavorano soprattutto ricercatrici. Perché la neuroscienziata sa bene che la società tutta ha un debito con le donne, e così ha deciso di creare un suo fondo esclusivo per le giovani africane [www.ritalevimontalcini.org].
Ha sempre pensato che Primo Levi, sua grande amico con il quale condivideva molti interessi scientifici, non si sia suicidato e che piuttosto abbia perso l’equilibrio cadendo nella tromba delle scale. Teme molto il ritorno del fascismo che duramente colpì lei, la sua famiglia e il suo popolo con le leggi razziali del ’38.
Nell’isolamento forzato a cui era stata costretta, allestì un piccolo laboratorio sopra il suo letto dove cominciò a sperimentare: ricerche che nel 1986 la porteranno a Stoccolma. Ma la telefonata del Presidente della Repubblica, Ciampi che le comunicava la nomina a Senatore, l’ha emozionata particolarmente, "perché è stato il primo riconoscimento venuto dal mio Paese".
Durante il governo Prodi la professoressa Levi Montalcini, il cui voto è stato spesso determinante per una maggioranza risicata, ha subito lazzi e insulti da mezze figure della politica:
Storace le ha fatto recapitare delle stampelle,
Castelli, oggi sottosegretario, l’ha chiamata "pannolona"...
Della sua età Rita lamenta la vista indebolita, ma un visore particolare le consente comunque la lettura, consiglia di mangiare pochissimo e non preoccuparsi troppo, perché è solo il corpo che muore mentre di noi sopravviveranno le azioni, i pensieri. E’ l’età, sono d’accordo con la cara Rita, spesso è un asso nella manica.
Angela Segre'

LINK UTILI
La scheda sul sito del Senato della Repubblica
Cantico di una vita
l'asso nella mancia... vai sulla schdea del libro su IBS
www.ritalevimontalcini.org
Iniziativa di solidarietà - numero verde sul sostegno a distanza
Vivere come me fino a cento anni
Il Nobel: non temete la morte nè la vecchiaia
Storace: Stampelle alla Montalcini e sul sito spuntano frasi antisemite Repubblica — 09 ottobre 2007 pagina 12 sezione: POLITICA INTERNA


Gli scienziati non sono pericolosi

il sapere è femmina

di Tiziana Ficacci

Le riviste scientifiche in genere non cedono a sentimentalismi, ma sull’ultimo numero di Nature ben quattro pagine sono dedicate al compleanno di Rita Levi Montalcini. La professoressa è un simbolo dell’emancipazione femminile, della laicità, della passione per l’intelligenza. E’, insieme a Maria Montessori, una delle figlie più illustri del nostro Paese, e per i suoi cento anni ci si appresta a costruire piedistalli.
La fonte di ispirazione delle ricerche di Levi Montalcini, è uno studio sugli embrioni di pollo pubblicato da Viktor Hamburger, che lei decide di ripetere insieme al suo professore Giuseppe Levi, amputando gli abbozzi d’ala e studiando al microscopio le conseguenze di questa operazione sui gangli nervosi.
Il professor Hamburger ne legge i risultati su una rivista scientifica e invita la ricercatrice alla Washington University di St Louis dove lavoreranno per parecchi anni insieme.
La ricerca continuerà anche con l’apporto del professore Stanley Cohen che nel 1986 condividerà con Rita Levi Montalcini il Nobel per aver scoperto la proteina Ngf, in grado di stimolare la crescita delle cellule nervose. Un bel regalo che le nostre istituzioni potrebbero fare alla professoressa: meno piedistalli e più laboratori.
Tiziana Ficacci

LINK UTILI
Torino, il fascismo, l'esperienza americana nelle lettere del premio nobel alla madre e alla sorella -La Stampa
Per la scienziata il giorno dell'ira "Cosi' l'Italia va verso il suicidio" "Il capitale umano e' la nostra sola ricchezza, sfruttiamola" La Stampa
Eugenia e Rita medici ad ogni costo
Ricercatori, siate umani
Maria Montessori

Se sei nata, un giorno morirai

"non sono il fragile pioppo che trema nell’aria sono una figlia afgana, con il diritto di urlare" - Nadia Anjuman

di Tiziana Ficacci

Ci sono delle donne che ci mancano, anche se non le conosciamo, anzi abbiamo ignorato la loro esistenza.
Shaima Rezayee ad esempio, uccisa a soli 24 anni dai talebani. Era la conduttrice di un programma televisivo e quando qualcuno a Kabul la riconosceva spesso la insultava.
E ci mancherà Safia Amajan che è stata uccisa a Kandahar perché dirigeva il dipartimento Affari femminili. Safia aveva fondato nove scuole femminili e lei stessa aveva insegnato alle sue congeneri a leggere, cucire, cucinare.
E ci mancherà come un braccio Malalai Kakar, scampata a tanti tentativi prima di essere uccisa. Era la più alta in grado fra le donne poliziotto; diceva che era un lavoro difficile per le donne, ma troppo importante se volevano diventare protagoniste del nuovo Afghanistan.
La poliziotta ascoltava le testimonianze delle donne stuprate, soccorreva “le mogli della vergogna” incatenate in casa dai mariti che le abbandonavano. Il 28 settembre è stata uccisa e il suo posto è stato preso da Parwana. Solo così, la sua identità deve essere protetta. Con lei c’è Shafoqa e insieme indossano il burqa e vanno a cercare le donne vittime di violenza domestica.
Sotto minaccia dei talebani vive Fatima Gailani, che ha fondato l’Afghanistan Women Council e che ha collaborato alla stesura della Costituzione islamica democratica, riuscendo a far inserire il rispetto dei diritti delle donne.
Ha paura Gailani, ma è orgogliosa che per le prossime elezioni che si svolgeranno quest’anno si sono registrate già 63mila donne nella provincia di Paktia che è considerata la più conservatrice del Paese.
Vive nella paura Soraya Sobhrang che è una ginecologa che guida il dipartimento femminile della commissione per i diritti umani. Ha paura Massouda Jalal che dirige una fondazione per i diritti delle donne, ma dice che se sei nata muori, e allora perché non morire da ideale per gli altri?
E poi c’è Mahbooba Ahadyar, unica atleta afgana alle olimpiadi di Pechino che corre, infagottata in una tuta che le nasconde le forme, sulle colline che circondano Kabul.
Scrive la poetessa Nadia Anjuman
“le catene della schiavitù dell’era dei talebani,
che mi avevano legato le gambe,
hanno fatto si che componessi passi ed entrassi nel territorio della poesia.
E’ difficile la strada che ho davanti a me
e i miei passi non sono ancora abbastanza fermi”.


STORIE STRAORDINARIE DI DONNE NORMALI

Shaima Rezayee
Nel 2004 tutto il Mondo conobbe Shaima: rappresentava l'Afghanistan ai giochi olimpici. Nata da una famiglia relativamente povera ma di mentalità aperta, di etnia Hazara. Divenne nell'Afghanistan post talebano il simbolo della gioventù. Dotata di esuberanza e personalità, divenne ben presto una icona per le ragazze e i ragazzi afghani, una generazione in transizione, affamata di vita e normalità; conduceva un programma musicale, HOP, che raggiungeva i giovani in Occidente, Iran, India e Turchia. Troppo per i fanatici che l'hanno uccisa nel maggio del 2005.
@ per un ritratto completo di Shaima vai sul Guardian


Safia Amajan
nata in una famiglia liberale, il padre mercante, della minoranza Baluch e la madre Pashtun. Suo padre, visto che il sospirato erede maschio non arrivava, decise che Safia, ultima di cinque sorelle, avrebbe avuto una buona istruzione. Rimasta orfana a 15 anni dovette provvedere al mantenimento della famiglia, ci riuscì facendo la maestra d'asilo, si diplomò e da allora, anche avendo come esempio suo padre, coltivò la sua grande passione per l'insegnamento. Amajan riuscì a contrastare la morale tribale al tempo stesso con intelligenza, costanza e scaltrezza, cercando di scalfirne poco a poco le fondamenta. Chi non abbia mai assaggiato la mentalità maschilista e prepotente che domina questi ed altri territori, non può nemmeno immaginare la durezza di una lotta contro un sistema che vede le donne come proprietà esclusiva degli uomini, prigioniere della morale ipocrita del villagio, esseri da piegare, con le buone o le cattive, ai voleri altrui. A 63 anni è caduta vittima della idiozia fanatica. L'unica speranza è che il seme gettato dalle sue tante scuole cresca, nonostante la grandine.
@ per un ritratto completo di Safia vai sul Guardian


Fatima Gailani
Portavoce dei mujahideen a Londra durante l'occuopazione sovietica. Perticipò nel 2001 come osservatrice ai colloqui di Bonn, la Loya Jirga le diede l'incarico di responsabile alle emergenze. E' Segretario Generale della Mezzaluna Rossa. Dal 2003 è coinvolta nelle vicende politiche e costituzionali del suo martoriato paese. Il padre è tra i fondatori del Fronte Islamico Nazionale, uno dei principali gruppi politico-militari mujahideen che si oppose ai Russi.
@ per un ritratto completo di Fatima vai su http://quqnoos.com


Soraya Sobhrang
Nata ad Harat, ha studiato in Uzbekistan. Laureatasi in medicina ha esercitato in Pakistan ed Iran, dal 1993 è approdata in Germania. Ha sempre messo al servizio delle donne della sua terra e non solo le sue capacità tecniche e di studiosa. Dal 2001 si è messa in gioco per ricostruire l'Afghanistan.
@ per un ritratto completo di Soraya vai su www.zoominfo.com


Massouda Jalal
Fu l'unica donna a candidarsi come rivale di Karzai durante le elezioni presidenziali del 2004. Nata a Gul Bahar prima di sette fratelli. Si trasfrì a Kabul per completare gli studi. Laureatasi in Medicina ha lavorato come pediatra in ospedale e ha insegnato presso l'Università. Con l'avvento dei talebani è stata costretta ad abbandonare le sue attività. Crollato il regime fanatico, Jalal ha continuato a battersi tenacemente contro le ingiustizie e per i diritti delle donne denunciando i ritardi, la corruzione, la pigrizia governativa e cercando di contrastare i signori della guerra, i capi tribali.
@ per un ritratto completo di Massouda vai su http://en.wikipedia.org


Mahbooba Ahadyar
Mahbooba è una ragazzina, ha 19 anni appena, c'è una foto che la ritrae tra quelli che devono essere il suo papà e la mamma, gli sguardi a metà tra orgoglio e ansia, hanno ragione ad essere in ansia: la giovane atleta riceve in continuo minacce di morte, destino che condivide con le sue due colleghe. A luglio la tensione e la paura sono diventate troppo forti e il sogno di correre gli 800 metri alle Olimpiadi si è infranto, Mahbooba non ha retto e mentre si allenava in Italia (Formia) con l'aiuto di due donne, una Pakistana l'altra del Bangladesh è fuggita. Pare stia cercando asilo per se e per la sua famiglia in Europa.
@ per un ritratto completo di Mahbooba vai su Panorama online
@ www.eurasianet


Nadia Anjuman
Nadia, promettente poetessa afghana è morta a 25 anni, ufficialmente di infarto ...no forse si è suicidata... in realtà uccisa dal marito ricercatore universitario che si è fatto pochi giorni di galera. Di lei restano due volumi di poesie, l'ulitma eco rimasta di una voce da tutti i critici definita originale e forte
@ per un ritratto completo di Nadia vai su www.nazioneindiana.com
@ georgiamada


La signora della CGIL

Saranno sconfitti i vecchiacci?

Tiziana Ficacci

Verso mezzogiorno, quando tutti tornavano a casa loro per il pranzo, Susanna andava nel giardino a passeggiare."

Nata sulla costa ligure, amante del mare e della vela, entra in Fiom nel 1975, ai tempi delle centocinquanta ore e dei sogni egualitari. E’ bella, di una bellezza dura, con occhi da husky e portamento altero...

Quei due giudici la vedevano ogni giorno passeggiare nel giardino e la desideravano ardentemente..." (::-1-::)

Susanna Camusso, sindacalista di lungo corso, membro della segreteria nazionale della Cgil, femminista, velista, potrebbe succedere allo sbiadito Guglielmo Epifani già dal prossimo anno quando, probabilmente, lui correrà per un seggio europeo.

"...Anche se tutti e due bruciavano di passione per Susanna, nessuno aveva mai parlato all’altro del proprio tormento perché si vergognavano del desiderio che avevano di possederla..."

Quando parla con i giornalisti, Camusso mostra uguale rassegnazione per la destra e per la sinistra a causa dell’insostenibile disattenzione che mostrano per la crisi economica.

"...Faceva caldo e Susanna decide di fare il bagno, e chiede alle ragazze "portatemi l’unguento e i profumi e chiudete i cancelli perché voglio fare il bagno".

Avrebbe visto bene, alla guida del Pd, Anna Finocchiaro, anzi l’avrebbe vista bene anche come presidente della Repubblica. Ha salutato con favore Emma Marcegaglia a capo di Confindustria, e ne ha apprezzato il discorso di investitura attento ai tempi della vita delle donne.

"...Appena uscite le ragazze i due giudici aprirono i cancelli e dissero “noi bruciamo di desiderio per te, non respingerci, perché se ti rifiuti ti accuseremo e diremo che eri con un giovanotto”."

Il principe azzurro di Susanna è il suo primo amore, il ragazzo del liceo, l’Andrea ritrovato dopo la scuola in una assemblea di metalmeccanici. E con lui una figlia, che oggi è alla Normale di Pisa.
Dopo il fallimento del referendum sulla fecondazione assistita, firmò un articolo dal titolo “questi ci vogliono togliere pure la 194”.

"...Sono senza scampo, se cedo a voi potrò essere condannata a morte per adulterio, ma se mi rifiuto non potrò sfuggire alle vostre accuse."

E quando, nelle elezioni dello scorso anno, si presentò lo scandaloso partito di Ferrara, disse: “l’Italia è un paese laico, lo dimostra qualunque inchiesta, lo ha sancito più volte nel voto, aborto e divorzio, e per buona memoria lo ha sancito grazie al voto delle donne. La crociata contro l’aborto, quella assurda misoginia che permette di paragonare il boia di stato alla scelta di una donna, non ha al centro la vita”.
Nel poco tempo libero la signora della Cgil va al cinema ma non a vedere film deprimenti. E soprattutto legge, di delitti, di segreti, di investigatrici. Ma, come finisce questa storia? Si sentono i due giudici separatamente. Dall’interrogatorio incrociato emerge l’innocenza di Susanna perché i due uomini si contraddicono. A essere giustiziati sono loro e... Susanna Camusso è alla testa del corteo del 12 dicembre.

(1) Il corsivo è tratto dal libro di Daniele, Antico testamento
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LINK UTILI
di Susanna in...
il brano biblico
il vero volto di Susanna - corsera
www.settemuse.it
Artemisia gentileschi - wikipedia
Sussanna - film commedia del 1938
Susanna - testo canzone di vasco Rossi

Susanna
CGIL
radioradicale - scheda
www.statistiche-oggi.it
carta.org
www.womenews.net 1
www.womenews.net 2
www.cgil.lombardia.it
www.avvenimentionline.it [Left]

La cuoca di Mumbay

Sandra e Moshele, che ha due anni

Tiziana Ficacci

Il sito del quotidiano Haaretz ha diffuso un filmato sulla Chabad House di Mumbai. Si vede il rabbino Gavriel Holtzberg con la moglie Rivka, e Sandra Samuel, la cuoca indiana della Chabad, mentre sforna le challot e i bagel per lo shabbat. Appena entrati i terroristi, la cuoca si era nascosta dentro una stanzetta insieme a un altro addetto alla cucina, fino a quando ha sentito il bambino che chiamava Sandra.
Era Moshe, che lei aveva visto nascere. Nonostante il collega l’avesse dissuasa è uscita dal nascondiglio per salire al piano di sopra dove ha trovato persone stese a terra, sangue ovunque e il piccolo Moshe che stringeva un pupazzo di peluche intriso di sangue. Lo ha preso in braccio ed è corsa fuori mentre i terroristi appostati sul tetto le sparavano.
Moshe ha compiuto due anni lo stesso giorno in cui è diventato orfano. E’ vivo grazie alla cuoca che per lui ha impastato acqua e farina per farne lechem. Forse sarà Sandra a raccontare a Moshele perché sua madre non può insegnargli più la birkat ha-mazon.

- Challah pl.challot -
pane di farina bianca, intrecciato, che si consuma al tramonto del venerdì quando inizia lo shabbat
- Bagel -
dolci di farina glassati con bianco d’uovo
- Lechem –
pane
- Birkat ha-mazon –
preghiera che si recita dopo ogni pasto
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LINK UTILI
prima della tempesta
Gavriel Rivka e Sandra alla Chabad House - wejew.com - CNN

Gavriel e Rivka, gente
wikio - Il pianto di Moshele
www.chabad.it
video di www.haaretz.com
video www.la7.it
ravblog
Il pranzo di Babette


Mumtaz Mahal

La Regina dell'India

LL

Mumtaz ha diciannove anni quando il Principe Khurram, futoro Gran Moghul, con il nome di Shah Jahan, la accoglie nella sua corte come seconda moglie. Mumtaz, figlia di un dignitario di Palazzo cui Khurram deve la sua ascesa a Gran Moghul, è una donna colta, ricca, attenta, come tutte le donne di corte di un Impero islamico indiano che, a partire dal Cinquecento fino al Settecento, alterna grandi, illuminate aperture a feroci repressioni, tolleranza a fanatismo ottuso.
Khurram, sconfitti i suoi nemici, tra cui una matrigna intrigante, i fratelli il suo stesso padre, diviene Gran Moghul. E' a capo di uno degli imperi più ricchi e potenti del tempo, per splendore, eserciti e capacità commerciali. Ma, se Shah Jahan tiene nella mano destra le chiavi del Mondo, Mumtaz domina il cuore del Re.
Per lui e per se stessa si fa bella, per lui e per se stessa, applica paziente alla sua Madan-mandir miscele afrodisiache che sanno di pepe nero, latte e miele, canfora e cannella, mentre, due ore prima dell'amplesso, il pene di Shah Jahan viene spalmato con altri unguenti profumati.

Mumtaz Mahal, usa la vagina "il tempio dell'amore" come usa però la mente, il tempio del sapere e consiglia bene il suo Re. Non partecipa ad intrighi di corte, ma, con il suo sposo, ha in comune sapienza ed intelligenza, forza e coraggio. Partorisce e segue il Re anche nelle tremende campagne militari, è caritatevole con i poveri e ama i maestosi elefanti. Pensa e ama, ama al punto di seguire il Sovrano anche nella guerra che contrappone suo padre a Shah Jahan. Il Gran Moghul, il signore di eserciti e genti, ne è innamorato, ama la donna e ama la mente della donna, il suo acume, fino alla fine, con lei si confida e di lei si fida.
Per dodici volte il ventre di Mahal dona discendenza all'Imperatore, la tredicesima volta le sarà fatale: dando alla luce una figlia, muore dissanguata, con al fianco, impotente e disperato, Shah Jahan.

Il Moghul, che, come la sua morta sposa, ama l'architettura e la bellezza, giura di costruire un mausoleo di fattura finissima che raccolga le spoglie della regale Mumtaz: nasce così, per amore e per fede di sposo il Taj Mahal, una meraviglia, una mammella candida nel buoio sterile dell'odio,
un sogno di pace e amore nella follia. Shah Jahan morirà imprigionato e il potente impero, il Moghul finirà nel fuoco e nella vergona del fanatismo, eppure il candido meravilgioso inno all'amore, alla potente intesa tra un uomo e una donna, resterà, intatto, nei secoli: un grido, una preghiera, in nome della bellezza.
Oggi che nuovamente e come sempre gli uomini, i maschi, mossi dal fanatismo ottuso, uccidono in nome di un divinità, si sente il bisogno di una Mumtaz che, usando la sua Madan-mandir, la sua vagina, come la sua mente e il suo cuore, sappia risvegliare la ragione dal mortifero sonno in cui è caduta, perchè la speranza indiana è troppo importante e se l'India, questo straordinario Paese, continuerà per la sua strada, fatta certo di grandi ingiustizie, ma anche, di grandi slanci, di democrazia e di meravilgliosa fiducia, di vitalità, senza farsi bloccare dall'odio fanatico e dagli intrighi, il Mondo sarà, forse, un posto migliore per tutti a Ovest come a Oriente.
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LINK UTILI
La speranza indiana - di F. Rampini edizioni Mondadori -
eruo 15,00 - collana "strade blu"

Mumtaz_Mahal su wikipedia
il Taj Mahal di Alessandra Loffredo

Fino all’ultimo respiro

Hillary Clinton, Ségolène Royal, Mawayati donne audaci.

Tiziana Ficacci

Hillary Clinton, Ségolène Royal, Mawayati, sono tre donne audaci. Rumors dicono che Clinton potrebbe essere scelta dal nuovo presidente americano come Segretario di Stato anche se in molti la vedrebbero meglio alla Corte Suprema. Non è amica di Obama ma è politico leale; suo il più bel discorso per l’”incoronazione” del leader democratico a Denver.
Forse Hillary non ama più Bill, che la tradì in maniera stronzissima davanti al mondo, ma durante le primarie sono stati complici, due amici, e hanno indicato un modello diverso di coppia, meno zuccheroso ma più simile alla maggioranza dei matrimoni. E’ difficile pensarla ai margini della politica e alcuni osservatori dicono che nel 2012 potrebbe essere candidata alle presidenziali. Sembra assurdo che McCain possa aver creduto che Sarah Palin avrebbe drenato il voto femminile di Hillary.
Forse Madame Royal sarà segretario del partito socialista francese (si saprà il 20 novembre) scalzando i colleghi Benoit Hamon e Martine Aubry. Archiviate le amarezze della sconfitta per la presidenza, superata la fine del lungo rapporto con Francois Hollande (che oltre ad esser un maschio molliccio ha bocciato la sua mozione al congresso di Reims), Ségo ha abbandonato i suoi abitini bianchi, si è arricciata i capelli, si è scelta un uomo bellino e giovane, e continua a portare una ventata fresca nella gauche francese. Gli elefanti del partito la bocciano ma la base la preferisce.
La sua battaglia per i formaggi doc, l’abolizione dell’ora solare, le iniziative per l’affido dei minori, i quattro figli, l’amore tormentato… la prima ministra incinta (nel ’90) durante il governo Mitterand, evidentemente è sembrata più concreta dei funzionari di rue Solferino.
Tra violenze e attentati sono iniziate le elezioni nelle regioni dell’India. Il partito del Congresso (quello di Sonia Gandhi) dovrà vedersela anche con il Bahujan Samaj Party, guidato da Mawayati, la “regina dei Dalit”. Il Bsp è partito regionale alla guida dell’Uttar Pradesh, lo Stato più povero dell’India.
I suoi candidati si sono presentati in quattro dei sei stati in cui si svolgono le elezioni questo mese. Mawayati è cresciuta in una baraccopoli di Nuova Delhi e fin da giovanissima si è battuta per i 160 milioni di dalit, gli intoccabili. Entrò nel Bsp diventandone ben presto la bandiera; oggi il partito gode della considerazione di bramini (da dalit è riuscita ad abbracciarne uno) e musulmani.
Il suo programma politico è fumoso, la corruzione del partito è altissima, probabilmente nel 2009 non vincerà le elezioni, ma sarà l’ago della bilancia della politica indiana.
Femmine audaci, femmine folli, femmine.
LINK UTILI Partito Socialista Francese
gli intoccabili o Dalit /www.missionline.org
Il sito di Hillary
clinton/senate.gov

Polvere di stelle

Renata Polverini: primo segretario donna della storia del sindacato italiano

Tiziana Ficacci

"è una sindacalista di grande talento che merita già di essere iscritta nella storia del sindacalismo del suo complesso"
Fausto Bertinotti
Quando i sindacalisti la chiamano al cellulare e le dicono “a Rena’, penzace te” lei risponde che non è padre Pio. Perché lei di padre Pio è una grande estimatrice e conserva santini del frate in mezzo ai suoi appunti agende cartelle. Insieme a cornetti rossi e pupazzetti che le regalano gli iscritti alla Ugl che la adorano. Letteralmente.
Perché lei è una che parla chiaro ed evita il politichese e va dritta al sodo.
Renata Polverini è diventata il primo segretario donna della storia del sindacato italiano, rompendo quel soffitto di cristallo molto prima delle sue colleghe della rossa Cgil. Visibilissima nelle trattative Alitalia tra uomini in grisaglia e lei col golfino di pizzo bianco, mentre lasciava l’alleato di sempre, l’amico Epifani, per allearsi dopo aver fatto i suoi calcoli con la Cisl di Bonanni.
Nata quarantacinque anni fa ha trascorso i primi anni di vita nelle case popolari di Purfina, la parte più brutta della umida Magliana, quando quella zona era ancora periferia.
Il padre morì subito e la madre si arrangiò con lavori saltuari nutrendo la figlia con pane e tè. Quando le offrirono un lavoro di domestica in una famiglia, lei non lo accettò per evitare che Renata crescesse accanto ai figli della famiglia come una bambina di serie B.
Piuttosto il collegio dalle suore, di cui Renata Polverini ha ricordi intensi: i pianti prima di andare a dormire nelle grandi camerate, le torte di crusca, le compagne figlie di prostitute, l’attesa del giovedì per incontrare la madre; esperienze che, forse, le hanno insegnato un certo senso delle proporzioni.
Diplomata ragioniera Polverini venne assunta, grazie ad una amicizia della madre, alla Cisnal, come factotum dell’allora segretario Ezio Lozzi. E’ sposata con Massimo, e quando era fidanzata sua madre le diceva “Rena’ hai scelto uno che sta pure peggio di noi”, perché per pagarsi gli studi il ragazzo consegnava le mozzarelle nelle pizzicherie e aveva sempre le mani rosse e screpolate.
Ora è un dirigente informatico del Monte dei Paschi e pare che la ami molto. A casa di Renata Polverini, nella terrazza che si affaccia sulla Piramide Cestia, si incontrano Letta e Bersani, Epifani e Alemanno… E’ un modo diverso di fare sindacato, come la giacca ciclamino con le spalline rigide che da un po’ indossa nel salotto bianco di Vespa e in quello di cartone di Floris. E’ la tendenza Polverini.
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LINK UTILI
www.ugl.it
Il sogno di Renata,sdoganare l'UGL dalla destra - tratto da www.filcams.cgil.it
Intervista con Renata Polverini su Radio Radicale - audio
Intervista barbarica a Renata Polverini La7 - video
Intervento sulle pari opportunità - saperi forum PA

La Principessa di Savignone, ovvero la signora Marina Garaventa

Le Principesse cambieranno il Mondo (prima o poi...)

Tiziana Ficacci

La pelle della Principessa è così delicata che pur riposando su sette (o settanta?) soffici materassi avverte se in uno è nascosto un pisello. La nobile signora fin da piccolina ha una forte personalità e, a passeggio col papà, sentendosi osservata per un bustino correttivo, chiede: “come faccio, papà, tutti mi guardano?” e lui “guardali fissi negli occhi e non abbassare lo sguardo finché non smettono!”

Si sa, quello che ti dicono quando sei piccola lo ricordi, e così la Principessa, nonostante i tanti problemi di salute, sale sul palcoscenico per presentare spettacoli e conferenze, fa il consigliere delegato ai servizi sociali del comune di Savignone, fa la presidente dell’Associazione musicale Dafne e organizza spettacoli musicali per e con ragazzi.

Dall’ottobre del 2002 la Principessa ha un tubo che le esce dalla gola e la costringe a letto, sui sette (o settanta?) soffici materassi, attaccata ad un respiratore. E ad un computer, perché la nostra Principessa picchietta e tamburella e gioca con le parole.

Parole preziose come fiori da annusare, parole pregiate sepolte nell’abisso del mare,
parole rare per dei sogni da inventare. Ridacchia la nostra Principessa,
alza il viso verso il cielo… e passa l’arcobaleno. Vuoi conoscerla anche tu una Principessa così? Vai su laprincipessasulpisello.splinder.com

Link utili
"Io, come Eluana, vi prego di tacere"
il libro della Principessa - Editore De Ferrari Genova
Voglio vivere - Voglio parlare -
voglio uscire - Voglio scopare
dal blog di Grazia, Blimunda racconta la Principessa

Veltroni e la Princy!
Comune di Savignone

Principesse coraggiose


"Marina Garaventa e Emilia Tasso , La vera storia della principessa sul pisello", OBLO’, € 10
Può un letto trasformarsi da prigione a una arca lussuosa e magica? Si, se chi lo abita è una donna coraggiosa, che non cede alla pena, ma piuttosto conosce sorrisi e ironia...
Editore De Ferrari Genova
scheda libro sul blog della Principessa

Ricordando Giuditta

Giuditta Tavani Arquati: martire per la libertà

discorso di Pupa Garibba - Associazione Giuditta Tavani Arquati

Giuditta Tavani Arquati – 25 ottobre 2008 Sono molto onorata di essere stata scelta a rappresentare l’Associazione Giuditta Tavani Arquati in occasione del 144° anniversario dell’uccisione della patriota, personaggio luminoso del nostro Risorgimento, e nel 26° anniversario del ripristino di questa significativa cerimonia iniziata ai tempi dell’Amministrazione Nathan, ripresa nel 1982 con l’Amministrazione del Sindaco Vetere.
Questa cerimonia, che dovrebbe essere cara alla memoria dei romani e dei trasteverini, ma che ha sempre l’aria di svolgersi in un’atmosfera di semi-clandestinità nonostante la presenza ufficiale di membri del Consiglio comunale, ha avuto nel corso della sua storia una vita tormentata.
E’ stata spazzata via dal regime fascista, che si è persino impegnato a cancellare la memoria visiva dei patrioti che sono caduti per conquistare la loro e la nostra libertà.
Ma l’iniziativa di coprire con uno strato di calce le lapidi dei caduti durante il Risorgimento non è andata a buon fine almeno in via della Lungaretta, proprio dove ci troviamo adesso. Perché colui che è stato a lungo presidente dell’Associazione, Spartaco Buffacchi di professione scalpellino, con grande audacia è riuscito a ripulire la lapide che ricorda Giuditta Tavani Arquati, sfuggendo con astuzia all’occhiuta sorveglianza della polizia.
Un gesto, questo, che sarebbe piaciuto ai soci fondatori, soprattutto reduci della Repubblica Romana e parenti dei caduti, che avevano scelto come loro sede un’antica “rivendita” carbonara chiamata inizialmente “dei non-elettori del V mandamento” che comprendeva Borgo e Trastevere – erano “non elettori” perché poveri, oltre ad essere irriducibili repubblicani.
Allora il voto era appannaggio dei privilegiati; sarebbe bello che i giovani di oggi se lo ricordassero, e sentissero il diritto di voto come una conquista che viene da lontano – lasciatelo dire a me che questo diritto se lo è dovuto duramente conquistare: prima come ebrea, poi come donna.
In quanto donna ho un’attenzione particolare per la figura di Giuditta, cresciuta nella famiglia di un difensore della Repubblica Romana, andata sposa al patriota Francesco Arquati.
Me la immagino molto simile alla donna colta nel momento della morte accanto al figlio giovinetto, così come l’ ha ritratta nel 1888 il pittore Carlo Ademollo nel quadro che è esposto al Museo del Risorgimento di Milano. Ha l’aspetto sereno, la Giuditta del ritratto, di chi sa di avere compiuto fino in fondo il suo dovere pagando costi altissimi.
Chissà perché, ma ho sempre collegato l’aspetto sereno della Giuditta del ritratto con quello che immagino avesse una figura luminosa caduta durante la guerra partigiana. Mi riferisco alla triestina Rita Rosani, unica medaglia d’oro alla memoria, uccisa in combattimento mentre copriva la ritirata dei suoi compagni caduti in un’imboscata.
Sì, penso proprio che Giuditta e Rita abbiano finito per assomigliarsi nel momento del sacrificio supremo: a pensarci bene, è naturale accostare le loro due figure. Perché il Risorgimento e la Resistenza hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, un momento storico fondamentale per il nostro paese, e io non lo dimentico.
Discorso pronunciato il 25 ottobre 2008
Pupa Garribba

In Onore di Vittorio Foa facendo uno strappo scriviamo di un vero Signore

20 ottobre 2008: E' morto a Formia Vittorio Foa padre della Patria


Ci sono padri e padri. Ci sono i padri biologici ma ci sono altri padri, sono i padri che con l'azione e le idee fanno da guida a generazioni di cittadine e cittadini. Sono padri che tu ti scegli, ne leggi i testi o a volte li vedi in opera nella vita pubblica del Paese.
Vittorio Foa e tutto il gruppo di Giustizia e Libertà i fratelli Rosselli, Emilio Lussu, Ernesto Rossi si battè contro il totalitarismo fascista pagando un prezzo salato, mettendo in gioco la vita, gli affetti, la libertà personale nella lotta. Quegli uomini integri, poi, lottarono con forza anche contro il fanatico totalitarismo comunista
Ci sono interi libri di Ernesto Rossi che a distanza di anni risultano ancora di una bruciante, attuale denuncia civile. Adesso, come sempre accade in tali luttuosi eventi, chi i valori della democrazia, della laicità, della giustizia sociale ha sempre irriso, certamente si unirà al coro delle condoglianze, anzi avrà la voce più stentorea di tutti.
Vittorio Foa padre di una Patria sperduta sarà però davvero compianto da quelle cittadine e cittadini che pur in sparuta minoranza si sforzano ancora di usare la propria testa e credono, forse ingenuamente, che la Giustizia, la Libertà, la Laicità negli Stati siano davvero vitali, che contino più di ogni cosa e che, senza, una democrazia muore.
LINK UTILI
Biografia su wikipedia
irpinianelmondo.wordpress
romacivica.net
per una bibliografia essenziale rimandiamo a wikipedia segnaliamo solo:
"Le parole della politica" - Edizioni Einaudi
Catalogo dei volumi di Foa pubblicati da Einaudi

La perfezione in rai

ovvero: papaveri&sederi

di Tiziana Ficacci

Mica basta essere belle, la bellezza bisogna saperla usare. Sembra appartenere a questa categoria Belen Rodriguez, naufraga dell’Isola dei famosi. Arrivata da Buenos Aires, fa l’esperienza da iscritta nel registro degli indagati per cessione di droga insieme ai vip acchiappati dal giudice di Potenza, poi passa per La Tintoria (rai 3), per Lucignolo (Italia 1), e approda a Quelli che il calcio diventando la beniamina di Simona Ventura vera levatrice di starlet.
Con la sicumera delle bellissime dice quello che gli passa per la testa ai colleghi naufraghi: a Michi Gioia che è vecchia, a Flavia Vento che è invidiosa, a Carlo che puzza. Manco a dirlo è fidanzata con un calciatore, Marco Borriello del Milan ma napoletano, e ha fatto uscire pazzo l’ex della Juventus Cabrini, arruolato anche lui sull’isola, che pende dal suo abbagliante culo. Belen dice che è sull’Isola per mostrare il suo lato interiore ed è probabilmente per questo che i suoi costumini sono tanto ridotti. Michi Gioia si è rifatta dicendo che tra intelligenza e tette e culi vincono i culi, Flavia Vento dicendole che è buona solo a mostrare il sedere.
Intanto Belen lo mantiene tonico con uno step improvvisato con una cassetta… e via con la flessione sulla faccia del cameraman (in onda in fascia protetta). E vai Belen, dopo tante facce da culo (di preti e politici) vedere una rotonda perfezione in rai è un miracolo!
Tiziana Ficaci


Link utili
http://www.isola.rai.it
www.isoladeifamosi2008.com
lo step sulmagazine di libero.it
una seduta al giorno leva il medico di torno
una seduta al giorno leva il medico di torno II
Le notti brave di Belen
Belen Rodreiguez su Wikipedia

Una stanza tutta per sé

Buon vento,Tzipi!

di Tiziana Ficacci

Di nuovo fui come una bambina, colle unghie annerite dal lavoro e dallo scavare canali di sabbia. Dovunque si posassero i miei occhi, nastri di porpora. E tanti occhi luccicavano come grani in collane d’argento. Di nuovo fui come una bambina,

Quando ha un po’ di tempo libero suona la batteria, è diventata vegetariana per motivi etici, sfida il marito con qualche tiro al canestro, si esibisce al karaoke nelle serate con gli amici è ha una debolezza per la cioccolata che smaltisce correndo sulla spiaggia di Tel Aviv. Non è conosciuta né per i suoi discorsi carismatici né per la sua lunga carriera politica.
Tzipi Livni è la figlia di Eytan e Sara, che sono stati militanti dell’Irgun durante gli anni del mandato britannico sulla Palestina. Allevata nell’illusione della grande Israele, ad appena 16 anni manifestava contro Kissinger venuto a trattare per il ritiro israeliano dal deserto del Sinai e dalle alture del Golan all’indomani della guerra dei Sei Giorni.
Poi, come tutte le ragazze, si arruola nell’esercito uscendone tenente. Negli anni Ottanta lavora per il Mossad e, una volta laureata in giurisprudenza apre uno studio specializzato in diritto commerciale; nel frattempo ha due figli.
Nel 1996 si candida nel Likud, con uno slogan regalatogli dal marito Naftali Shpitzer, un noto pubblicitario : “Tzipi Livni, un nome un Mossad” (giocando sulla parola mossad, istituzione in ebraico, e Livni, il nome di Sara ed Eytan che hanno contribuito alla nascita di Israele).
Però riesce ad entrare alla Knesset solo alle elezioni successive, nel 1999. E’ ministro dell’Agricoltura, dell’Immigrazione (ministero chiave in Israele perché deve occuparsi di garantire un flusso costante di ingressi di ebrei), delle Infrastrutture.
Aderisce con entusiasmo all’invito di Ariel Sharon a realizzare il moderato partito Kadima (avanti), la formazione nata con la volontà di portare a termine la restituzione dei territori occupati.
Nell’ultimo governo guidato da Ehud Olmert, Livni è vice presidente (prima volta per una donna) e ministro degli Esteri (solo Golda Meir lo è stata prima di lei).
Oggi è incaricata di formare un governo avendo alle spalle un partito nuovo, fragile, con una identità scarsa, stretta tra il laburista Ehud Barak, che la chiama con un po’ di sprezzo Tzipora (come la moglie di Mosè, un nome così impegnativo da averla indotta a scegliere il diminutivo) e il capo del Likud Benjamin Netanyahu che la considera troppo moderata. Riuscirà la bella cinquantenne a domare il circo pazzo della politica israeliana? Sarà lei la seconda donna alla guida del paese dopo (1969-74) Golda Meir?
Buon vento, Tzipi.
Tiziana Ficacci
LINK UTILI
Exodus - il film di Otto Preminger
Premio Exodus - La Spezia
www.etzel.org
www.jewishvirtuallibrary.org
wikipedia.org
Knesset
www.haaretz.com
www.time.com
DFP

Tzipi e Golda: uteri e palle

Donne con le ovaie!

di Marina Garaventa
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Tutti lo sanno, Israele è, come l’Italia, un paese in cui le donne non stanno ai posti di comando. In Israele non ci sono donne ai primi posti nella finanza, nell’esercito e neppure in parlamento. In Israele non hanno la Bonino, neppure una Gelmini e, ahimè, neppure la Carfagna. E, pensate un po’, a nessuno è venuto mai in mente d’inventarsi le quote rosa e le pari opportunità che, sembrano voler premiare le donne più per l’aspetto decorativo che per il loro cervello.
Ebbene in quello strano paese sessista, dove un primo ministro si dimette solo per delle accuse non ancora provate, come se fosse la cosa più normale del mondo, una donna, con un nome da fumetto giapponese, è designata a formare il nuovo governo.
Governare Israele non è certo come governare il Paese dei campanelli: Tzipi non dovrà occuparsi di grembiulini, di spazzatura o di Alitalia, ben altri saranno i suoi problemi ma, è indubbio che, l’ex agente del Mossad, abbia ben chiaro quali siano le difficoltà e i problemi che dovrà affrontare.
Qualcuno, in maniera forse ovvia e azzardata, ha paragonato la Livni a quella che venne, poco galantemente, soprannominata, la “nonna d’Israele: Golda Meir. Donna di ferro, ante Margaret Thatcher, ha ricoperto diverse cariche di Governo finché, dal 1969 al 1974 è stata Primo Ministro d’Israele:
quando da noi, le donne facevano ancora la calzetta, Golda teneva in pugno uno stato appena uscito dalla guerra dei sei giorni e controllava il suo esercito tenendo a bada anche il generale Moshe Dayan. Io la vedevo in tv e, benché mi apparisse come una nonna, non mi pareva strano che fosse così importante: nella mia sensibilità di bambina, capivo che era forte e determinata.
Insomma, capivo che “aveva le palle”! Gli stessi attributi deve averli anche la Livni ma, anche tante nostre parlamentari li hanno: lo strano è che, in Israele, le donne con “le palle” siano primo ministro e qui, da noi, restino sempre in secondo piano.
Chissà se un giorno, rovesciando gli stereotipi, non saremo più obbligati ad elogiare una donna “applicandogli” gli attributi maschili”
Chissà se un giorno potremo lodare un uomo dicendo: e un uomo “con l’utero”? Sognare non costa nulla:
a Berlusconi potrebbero crescere le trecce e, un domani, potremmo anche aver Mara Carfagna alla presidenza dell’Onu.
Marina Garaventa
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Breve scheda storica sullo stato d'Israele

Riproponiamo la schede storica sulla nascita dello Stato d'Israele realizzata in occasione della Fiera del libro di Torino, fiera dedicata alla democrazia israeliana.

La fine del II conflitto Mondiale

La fine della Seconda Guerra Mondiale segnò anche la fine degli imperi coloniali. Già con la Grande Guerra e con il crollo dell'Impero Ottomano, alleato dei Prussiani, la situazione, nelle zone Medio Orientali, controllate dall'Impero, aveva visto il nascere di nuovi Stati. e nuovi regni, e, inevitabilemente, di nuove tensioni. Con la fine della II Guerra mondiale Inghilterra e Francia iniziarono a sganciarsi sempre più marcatamente dalle colonie, colonie che, dal canto loro, spesso avevano legato la lotta contro i nazisiti, come ad esempio nella Birmania, con quella per la propria indipendenza.

la Lega Araba

Nel 1932 l'Inghilterra aveva già riconosciuto l'indipendenza all'Iraq, Pochi decenni dopo anche la Transgiordania divenne un regno indipendente. Come gli inglesi, così anche i francesi avevano poi riconosciuto indipendenza alle loro colonie, Siria e Libano. L'Egitto già nel 1922 era formalmente un regno autonomo.
Transgiordania, divenuta poi Giordania, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Libano, Yemen, Iraq nel 1945 costituirono la Lega Araba
La lega, nata con ambizioni federaliste olrte che di cooperazione economica vide in questi primi anni come principali protagonisti il Regno di Giordania e quello egiziano.

La II Guerra Mondiale

Nel 1917, quindi in piena I Guerra Mondiale, l'Inghilterra, con la dichiarazione del Ministro degli Esteri Balfour, aveva legittimato il sogno sionista di una terra libera e sicura per gli ebrei. Quell'anno fu cruciale per i destini della guerra e l'Inghilterra, come l'America, che si alleò con le potenze europee, tenevano, in una area difficile, all'appoggio delle attive e battagliere organizzazioni sioniste.
Wilson stesso appoggiò la "dichiarazione Balfour" dando così il via ai primi insediamenti israeliani in Palestina, zona che, lo ricordiamo, era contesa tra Gli Imperi Centrali [Germania e Austria-Ungheria, Impero Ottomano, Bulgaria] e l'Intesa [Russia, Francia e Regno Unito]
Finita la Prima Guerra Mondiale e crollato l'Impero Ottomano negli anni '20 la tensione tra arabi e israeliani non si smorzò, ma piuttosto si acuì. Nel 1939 l'Inghilterra, intanto, si era impegnata a rendere indipendente entro una diecina di anni l'area. Lo scoppio della II Guerra Mondiale, la follia nazista e fascista che trascinò nel buio e nella morte sei milioni di ebrei, ovviamente, non fecero che rendere ancora più vigorosi gli sforzi delle colonie ebraiche palestinesi, affinchè i fratelli europei potessero trovare pace e scampo in Palestina.

A casa, al sicuro, lontano

Per secoli gli ebrei erano stati perseguitati, la catastrofe nazi-fascista, pareva l'apoteosi di una tenace, costante feroce e secolare persecuzione cui i figli di Sion erano stati sottoposti senza pietà alcuna.
Ancora con la fine della follia nazista gli ebrei, anche per le potenze vincitrici e nonostante l'orrore dei campi, costituivano un "problema" è da ricordare che gli scampati alla criminale pazzia nazifascista, in realtà, continuavano ad essere mal visti in una Europa, che disfatta e annichilita, però non perdeva le vecchie, tragiche abitudini, i pregiudizi, feroci, la stupidità crudele. Chi non ha mai sentito sulla propria pelle questa ostilità sotterranea dubito potrà mai capire il disperato bisogno di una terra in cui sentirsi "a casa", sicuri.

La Palestina contesa e divisa

l'Inghilterra Legata da una tradizione di sostegno ed alleanze nei confronti delle popolazioni e dei regni islamici del Medio Oriente, finita la II guerra mondiale, non voleva certo sciupare i rapporti con la Lega Araba per un pugno di coloni ebraici. I leader sionisti che chiedevano l'immigrazione libera si videro così ostacolati dagli inglesi, mentre l'America del Nord ne appoggiava gli sforzi. La situazione ben presto sfuggì di mano alla Gran Bretagna, che rimase coinvolta in una vera e propria guerra terroristica tra colonie ebraiche insediamenti arabo-palestinesi. Nel 1948, infine, l'Inghilterra si ritirò dalla zona passando la patata bollente all'ONU.

1948: la nascita di Israele - la prima guerra araba

L'ONU, isitituita la commissione UNSCOP, costituita da piccole Nazioni e da stati asiatici come l'Iran e l'India, affinchè il peso delle Potenze mondiali fosse meno sentito, venne boicottata con tutte le forze dalla Lega Araba, divisa dalla rivalità tra il re di Transgiordania (Giordania) e il re d'egitto, Faruq. I sionisti invece cercarono di collaborare. Fu l'errore più grave, questo boicottaggio, quello per cui i palestinesi persero tutto; invece di cercare una comune soluzione i due re, big della Lega, pensavano solo ad espanderesi, essendo sostanzialmente indifferenti alla sorte dei palestinesi, che a causa di una totale e paurosa mancanza di comunione di intenti tra i paesi della Lega che avrebbero dovuto tutelarne la libertà e l'indipendenza, persero tragicamente tutto.
NDR: scoppiata la guerra il re giordano cercò abboccamenti con gli israeliani, il re però rifiutò di riconoscere lo Stato di Israel (forse sperava di papparselo in seguito!) e non se ne fece nulla.]

Partiti, dunque, gli inglesi venne alla fine proclamato lo Stato di Israele, subito riconosciuto dalle due Super Potenze: USA e URSS. Il nuovo, minuscolo, Stato (nel 1948 in Palestina c'erano 550,000 ebrei contro 1,250,000 arabi) venne però, a questo punto, subito aggredito dagli stati della Lega Araba. Sebbene tra i due contendenti fossero formalmente pari le forze militari regolari, in occasione della guerra
i Fratelli Musulmani inviarono migliaia di volontari (dall'Egitto in particolare)
contro le truppe israeliane, che quindi, almeno nei numeri, si trovavano a mal partito. L'esercito israeliano come tutta la popolazione israeliana era però motivato e bene organizzato, le truppe della Lega, di contro erano male coordinate e male equipaggiate:
La guerra iniziata nel maggio del 1948 si concluse nel gennaio del 1949 con la totale disfatta araba: lo Stato di Israele si trovò ad espendersi, occupando proprio la Palestina. L'incapacità di avere una comune strategia, la sostanziale indifferenza ai bisogni ed ai diritti delle loro popolazioni, le rivalità tribali, le gelosie e gli errori degli Stati della Lega condannavano all'esilio gli infelici palestinesi.
Un milione di profughi fu il prezzo da pagare all'insipienza di stati e monarchie che poco si erano curati della sorte dei palestinesi questo prezzo doloroso lo pagarono dunque le donne, i bambini gli uomini di Palestina, che da quel momento in poi finirono con l'essere mal sopportati ospiti e comodo alibi, per le strategie interne ed internazionali, per le ambizioni e per i fanatismi di potenze, monarchie, gruppi e famiglie troppo spesso retrograde e feroci.

Catherine Dunne

Un po’ come me

di Tiziana Ficacci

Catherine Dunne è nata a Dublino 54 anni fa. E’ esattamente come si immagina una donna irlandese. Capelli sottili e rossi, pelle fine e rosata, occhi chiari e luminosi. Bella sicuramente, ma bella di quella bellezza che piace a noi donne.
Suo malgrado, si è fatta conoscere al grande pubblico italiano per un episodio semi-grottesco: il titolo del suo libro “La metà di niente” venne citato nella lettera aperta che la signora Berlusconi scrisse a suo marito in cui reclamava le scuse per via delle galanterie rivolte ad altre donne.
Sorprese molte che la signora Veronica scrivesse al marito se doveva considerarsi la metà di niente. Nel libro, pubblicato da Guanda, Dunne racconta in modo insolito una storia che insolita non è:
una donna di mezza età, un po’ stropicciata nella psiche e nel corpo dal tempo e dalla vita, che viene lasciata da suo marito per una ragazza che ha l’età dei loro figli.
In questi giorni, sempre per la stessa casa editrice, è uscito un altro suo romanzo “Se stasera siamo qui”,
che racconta l’amicizia di quattro donne che regolarmente si incontrano per confrontarsi sulla loro vita, gli amori, il lavoro, i fallimenti. Dunne è nata in una famiglia semplice, la mamma casalinga il padre idraulico, lei è una insegnante, da poco è lettrice di spagnolo all’università di Dublino.
Dice di non amare le etichette e non le va di sentirsi ingabbiata nella parola femminismo, si definisce piuttosto una donna contro le ingiustizie, come anche gli uomini dovrebbero essere. Ma è ben consapevole che non è così e dice “ad esempio le irlandesi hanno superato da tempo i maschi per istruzione, senza che questo fenomeno sia in alcun modo recepito nel mondo del lavoro, dove le donne non arrivano quasi mai a posizioni ragguardevoli , con stipendi che, nonostante regole e leggi, continuano a essere più modesti di quelli degli uomini”.
Ma non solo, ci sono le ingiustizie culturali che pesano e feriscono
“penso per esempio a come vengono considerate le donne che hanno un fidanzato più giovane. E’ peggio di un tabù, è una cosa che fa ridere. Infatti vengono chiamate tardone...come se non bastasse già l’ingiustizia che un cinquantenne è ancora ambito e una donna no” .
E sulle donne che, dicono gli uomini, hanno perso la loro femminilità e tenerezza dice : “non è vero che le donne non sono più tenere e accoglienti come un tempo. Piuttosto è un grido di dolore di chi non ha più una donna ben controllabile a sua completa disposizione” . Dunne ha figli maschi hai quali ha provato a insegnare la stessa cosa che avrebbe insegnato ad una figlia: “essere economicamente indipendente e saper esprimere i sentimenti”.
Tiziana Ficacci


Titoli:
>> La metà di niente, Guanda
>> Se stasera siamo qui, Guanda
Guanda Editore

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Lilian Wald

L'infermiera, i poveri e le donne

di Anna Spina

Di origini ebraico-tedesche la Wald si batté con forza perché i poveri, chi apparteneva a gruppi etnici minoritari, gli immigrati, le classi lavoratrici avessero cure decenti e condizioni di vita degne. In particolare combatè al fianco di chi era più indifeso, nella dura società americana. Iniziò la sua opera a New York nei quartieri più poveri, battendosi contro i maltrattamenti sui bambini negli orfanotrofi; fondò un corpo di infermiere che prestava assistenza alle famiglie indigenti (nel solo 1913 200,000 visite vennero effettuate). Lilian non solo fondò una scuola per la formazione di nuove infermiere, (Henry Street Settlement), scuola che forniva anche programmi educativi per la comunità ed un centro per i giovani, ma comprese come fosse importante istruire direttamente le donne ai rudimenti di pronto-intervento, si impegnò, dunque, a realizzare lezioni per le lavoratrici e le casalinghe dei quartieri più poveri. Dimostrando grandi capacità professionali e umane, ma anche un genio organizzativo ed una notevole bravura nel reperimento dei fondi, convinse via via anche gli amministratori urbani ad investire nella salute dei loro cittadini più bisognosi; si battè per il pacifismo e i diritti delle donne, guidata dalla fede nell’eguaglianza tra esseri umani.


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Madonna, che lady!

La diva del pop arriva ai 50 in bellezza

di Sofia Umani Ronchi

Dal 16 agosto Madonna sta festeggiando i 50 anni e l’attenzione con cui "l’evento" tiene banco, ci conferma che la "material girl" è una vera e propria icona. Ma di che cosa e soprattutto per chi? Intanto ha spettacolarizzato il suo compleanno con lo "Sticky & Sweet Tour" partito il 23 agosto (a Roma il 6 settembre) regalandosi-ci coreografie imponenti con venti musicisti e 50 ballerini.
Madonna è una delle donne più potenti dello spettacolo: secondo Forbes si colloca al quarto posto tra le artiste con un patrimonio di 325 milioni di dollari e un miliardo di dollari in biglietti venduti nei concerti, oltre ad essere diventata il deus ex machina di etichette, aziende, discografici, ballerini, scenografi.
Qualche nome? Alanis Morisette, i Prodigy, Sean Penn, Lenny Kravitz, Vanilla Ice, Justin Timberlake, Andrew Lloyd Webber, Guy Ritchie, Luc Besson... Via da casa molto presto in direzione New York, modella nuda ha tentato, una volta famosa, di bloccare le sue foto pubblicate con successo su Playboy, ha esaltato come pochi il look e la trasformazione della propria immagine.
Fin dall’inizio della sua carriera ha impostato in maniera decisa i rapporti con l’altro sesso: indimenticabile la canzone rivolta ai papà che non dovevano fare predicozzi alle figliole incinte, ha lasciato il primo marito (l’attore e regista Sean Penn) troppo intelligente e impegnato e che le rubava la scena,
si è fidanzata con un bellissimo portoricano (il modello Leon) per garantirsi una figlia con tratti somatici da urlo, per poi approdare ad un marito british (il regista Guy Ritchie) per farsi una famigliola perfetta con nuovo figlio e bambino adottato.
In effetti la modalità dell’adozione del piccino del Malawi è stata molto discutibile, ma ha laureato Miss Ciccone benefattrice dell’infanzia martoriata dall’aids. Ha sempre avuto il pallino della liberalizzazione sessuale, pubblicando nel '92 il libro "Sex", centinaia di scatti sexy-soft anche di Isabella Rossellini, Naomi Campbell, Big Daddy, e i due album "Erotica" e "Bedtime stories".
Ha scelto l’attraversamento dei generi, il gay-friendly, ha gonfiato la relazione con la cantante Sandra Bernhard accreditandosi bisessuale, si è baciata con Christina Aguilera e Britney Spears alla premiazione Mtv Video.
Eclettica musicalmente, è passata dalla disco al pop, dallo spiritual al country, riuscendo sempre ad essere ai vertici delle classifiche conquistando ben sette Grammy Award.
Nonostante il suo impegno è sempre stata considerata una pessima attrice anche se rimane memorabile l’azione di lobby perché fosse scelta per interpretare il personaggio di Evita Peron nel musical "Evita" insieme a Antonio Banderas.
Amatissima dagli stilisti non ne è pero mai stata vittima, al contrario ha imposto lei le regole. Il Vaticano ebbe a dire per il suo "Like a Prayer" considerato sacrilego, e lei ricambiò indossando croci e magen David, abbracciando qualche confusa spiritualità orientale e lo studio della kabbalah.
Politicamente corretta ma senza eccessi, ha contribuito al "Live Earth" di Al Gore, è obamiana, è antimilitarista ma vicina "ai nostri soldati in Iraq".
Ora che ha raggiunto le nozze d’argento col successo non ci si chiede più tanto quali sono le sue reali doti, ma piuttosto ammalia la sua personalità che ci aiuta a contare gli anni che passano.
Sofia Umani Ronchi


LINK UTILI
www.livenation.it - i biglietti per l'Italia
www.viagogo.co.uk - biglieti Inghilterra
http://www.madonna.com/
http://www.myspace.com/madonna
http://it.music.yahoo.com
http://win.madonnatribe.com/italia
http://www.mtv.it/music/
http://it.wikipedia.org/
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Cercasi Madonna disperatamente

uno sguardo divertito sulla filmografia di Madonna

di Tiziana Ficacci

Madonna ha collezionato parecchi Razzie Award come peggior attrice, ma le sue scelte sono state sempre coraggiose. Intanto è da antologia lo spot per il rossetto in cui, vestita con un meraviglioso abito da sirena, afferra Raul Bova per il bavero baciandolo appassionatamente.
E’ sempre divertente rivedere il film dell'85 "Cercasi Susan disperatamente" dove Madonna interpreta Susan, una ragazza che vive a NY e che viene cercata disperatamente attraverso inserzioni su un giornale. Roberta (Rosanna Arquette) nota quegli avvisi e, nel tentativo di uscire dal grigiore della vita matrimoniale risponde alle inserzioni.
Un gangster ucciso, un paio di splendidi orecchini appartenuti niente di meno che a Nefertari, un giacchetto di pelle... ben presto Roberta si trova a vivere in un mondo sconosciuto.
Tutto si chiarirà, Susan troverà il suo amico, e Roberta, scrollatasi da dosso la polvere del matrimonio, cambierà vita.
Un film femminilissimo per la regia di Susan Seidelman e la sceneggiatura di Leora Barish. "A letto con Madonna" è un film documentario sul concerto Blond Ambition Tour del '90. Vita privata, trucco, massaggi, confidenze sul desiderio di maternità, amori passati (Penn) e in corso (Warren Beatty), rapporti con i familiari.
Un film anticipatore dei tanti video che oggi ogni artista inserisce su youtube. Torbidissimo "Body of evidence" per la regia di Uli Edel con Willem Dafoe, dove la star è Rebecca accusata di aver assassinato l’amante con eccessi sessuali. L’avvocato la scagiona ma resta impigliato nelle spire della sua assistita in un turbinio di violenza e sesso.
Divertente il colorato "Dick Tracy" per la regia di Warren Beatty, in cui si racconta la lotta contro il crimine del detective e dove Madonna è Mozzafiato Mahoney, personaggio che sembra cucito apposta per lei. Il film avrà tre Oscar ma nulla per lei.
Interessante "Girl 6 – Sesso in linea" di Spike Lee, che indaga nella vita di alcune ragazze con aspirazioni artistiche e che, in attesa del loro momento, fanno le operatrici di una hot line. Lil (Madonna) da consigli a Judy (Naomi Campbell) su come trattare i clienti e come sfuggire alle avance di uno schifoso regista di porno (Quentin Tarantino in un cameo). Niente di memorabile probabilmente , ma la "material girl" anche nei film sa come mettere a posto la metà del cielo che comanda.
Tiziana Ficacci


LINK UTILI
Cercasi Susan disperatamente - il film su mymovies
A letto con Madonna - il film su mymovies
Body of evidence - il corpo del reato - il film su mymovies
Girl6 - sesso in linea - il film su mymovies
Dick Tracy - il film su mymovies
La filmografia di Madonna su www.mymovies.it
www.razzies.com
I Razzie Award su wikipedia
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Ritratto di first lady

Svetlana Medvedeva

Tiziana Ficacci
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Qualcuno la paragona a Raissa Gorbaciova, l’unica prima dama sovietica-russa a uscire dall’ombra.
Forse per farsi notare di più, al recente G8 ha indossato un vestito bianco che la faceva somigliare ad una crocchiante meringa.
Svetlana Medvedeva si è ritagliata un ruolo pubblico - ereditando in qualche modo l’incarico del marito che prima di diventare presidente della Russia si occupava di politiche famigliari - collaborando fattivamente con Alessio II. Insieme al patriarca di tutte le Russie è impegnata in programmi di incremento demografico. E’ a capo del programma "Cultura morale e spirituale della prossima generazione di Russia", che patrocina orfanotrofi, pellegrinaggi, oratori, e ama farsi fotografare genuflessa nel Duomo di Mosca. Svetlana ha conosciuto suo marito Dimitri da bambina e si vanta del fatto che è stato il suo unico uomo. Pare che sia gelosissima e che abbia messo il muso per un mazzo di fiori recapitato al marito dal suo staff nel giorno di San Valentino. Anche se non sembrerebbe, spende tantissimo per l’abbigliamento. Ama i colori pastello e le arricciature che non donano al suo fisico un po’ pieno e dalla curve abbondanti che meriterebbero abiti più lineari. Il suo presenzialismo è bersaglio dei detrattori di suo marito, accreditato come testa di legno di Putin e burattino di Svetlana.
Tiziana Ficacci
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Sonia Gandhi è quasi certamente l’italiana più rilevante della politica

Tiziana Ficacci
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leggi la scheda storica sull'India

Da ormai dieci anni la signora Sonia Gandhi è presidente del partito del Congresso Nazionale Indiano. Era il 14 marzo del ’98 quando autorizzò i dirigenti del partito a inscenare un colpo di stato costituzionale contro Sitaram Kesri, allora presidente della importante formazione politica; quella sera accettò l’invito di presiedere il partito in nome della famiglia Nerhu-Gandhi.
Aveva già rinunciato a guidarlo all’indomani dell’assassinio di suo marito Rajiv e nel 1995 quando era in corso un tentativo di scissione per evitare di schierarsi. Nel dicembre 1997, Gandhi annunciò la decisione di presentarsi alle elezioni del 1998 fungendo da catalizzatore di voti. Troppo pochi però, tanto che decise per una profonda revisione del partito. Riannodò alleanze per spianare il ritorno al potere, imponendo una commissione sulle finanze interne, e nel maggio del 2004 il partito del Congresso si impose alla guida dell’India.
Sonia Gandhi diede prova della sua grande autorità morale rinunciando alla carica di primo ministro. Una risposta a quanti minacciavano una guerra civile se una donna di origini straniere avesse preso la guida del governo. Indicò come primo ministro Manmohan Singh e avviò il partito del Congresso verso un nuovo esperimento di autorità condivisa.
Sonia Gandhi è stata in questi dieci anni una conservatrice. Probabilmente per l’India, un paese giovane ed emergente, la saggia signora Gandhi dovrà designare un erede e cercare per sé una onorevole via d’uscita.
Tiziana Ficacci
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Sull'India ti suggeriamo questi libri

Mariella Gramaglia, Indiana

Prezzo: Euro 16
Editore: Donzelli editore
Extra: Nove foto di Laura Salvinelli

Tiziana Ficacci
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Mariella Gramaglia, storica direttrice di Noi Donne, lasciò, tra lo stupore di molti, il suo incarico di assessore alla parità al Comune di Roma per una passione:
lavorare con le donne indiane.
Arriva nel paese all’inizio del 2007 su incarico di Progetto Sviluppo, l’organizzazione non governativa della Cgil per collaborare con Sewa (Self Employed Women’s Association). L’obiettivo ambizioso è alfabetizzare 2.000 donne e istruire 5.000 sindacaliste di base.
Gramaglia va nel Gujarat per poi spostarsi nel Tamil Nadu, una delle aree coinvolte dallo tsunami e dove il consorzio di sindacati Solidar è impegnato nella ricostruzione. Gramaglia si chiede cosa può essere un sindacato con oltre un milione di iscritti quando in India non c’è una classe operaia?
Cosa può essere un movimento femminista che non affonda, come nella nostra storia occidentale, le radici nella liberazione sessuale? A queste domande il libro tenta di dare delle risposte:
inizia così il viaggio tra l’India in equilibrio instabile tra il miracolo economico dei multimilionari, e le crescenti disparità che denuncia la scrittrice Arundhati Roy.
E’ il paese in cui metà delle donne sono analfabete, dove si pratica la selezione delle nascite eliminando le femmine, ma dove si studia lo slang americano per lavorare nei call center.
E’ il paese che ha 60 anni di democrazia sul groppone, ma che ancora è diviso in caste, maledizione gerarchica millenaria.
Gramaglia racconta la vita quotidiana, un viaggio in un treno così lento che la gente sale e scende “in corsa”, la festa degli aquiloni con i bambini allegri, i bambini che lavorano in condizioni penose, i poverissimi per cui la religiosità è l’unico bene di cui dispongono, le levatrici nelle campagne.
Ama l’India Mariella, si vede da come scrive: con calma, con dolcezza, come i gesti delle donne indiane che danzano. Il libro, che piacerà a molte, ha delle belle foto di Laura Salvinelli.
Tiziana Ficacci
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Arundhati Roy, Il dio delle piccole cose,
Traduzione: C. Gabutti

Prezzo: Euro 8,60
Editore: TEADUE - Licenza Guanda


Anna Spina
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Non è la trama, nè i personaggi adulti, nè la violenza maschile sulle donne e sui bambini, nè il cupo odio di casta, nè la crudeltà stolida di un potere poliziesco corrotto, e nemmeno l'amore che scavalca barriere, non è questo che lascia senza fiato ne "Il dio delle piccole cose", no o non solo o non tanto. Ma è la lingua, il linguaggio anarchico che reinventa l'inglese degli ex dominatori e degli adulti crudeli o amorevoli, spauriti, amati e temuti di Estha e Rahel, i due bambini che ci raccontano un mondo così lontano e così vicino, il Mondo, la Vita e il suo orrore affascinante, amore e odio, ipocrisia e verità, giustizia e ingiustizia nelle parole e negli sguardi incosapevolmente acuti dell'infanzia; del racconto la cosa più crudele è proprio l'ostinato mutismo di Estha che si ribella, proteggendosi con il silenzio, dalla capacità di ferire che hanno i grandi, dalla violenza che ha subito e visto subire.
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Ti segnaliamo anche: Bitter chocolate, Pinki Virani

Prezzo: All'autrice della scheda il volume non risulta
commercializzato in Italia, si può però ordinare su amazon.com
Editore: Penguin-India

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Pinki Virani è una giornalista indiana, è nata a Bombay nel 1949 ha studiato alla Columbia University - USA grazie alla borsa di studio della Aga Khan Foundation ha svolto per anni il mestiere di giornalista.
Abituata a trattare temi scomodi, la violenza sulle donne in "la storia di Aruni", il declino di una grande città in "Once was Bombay" (C'era una volta Bombay) tutti libri divenuti best seller; con "Bitter chocolate" rompe in India il tabù degli abusi sui minori, partendo dalla sua drammatica esperienza personale, compie un lungo viaggio-inchiesta nel Paese che ha, tra le altre cose, il merito di essere un buon ausilio per tutti coloro che vivono e lavorano per e con i bambini: genitori, insegnanti, parenti, avvocati.
Leggi su Pinki Virani anche
biografia di Virani - sawnet.org
Leggi anche sul libro: Bitter chocolate: un messaggio amaro - BBC
LINK UTILI
-@- la Pink Gang dell'Uttar Pradesh
Merita due righe questo link e merita di essere visitato: a Banda, nell'Uttar Pradesh, le donne più povere, doppiamente vessate dalla cultura delle caste e dalla violenza maschile, si sono riunite in un gruppo di auto difesa e sostegno che fa pressione, a volte anche con le maniere forti, nei confronti di uomini, picchiatori, violentatori e di poliziotti troppo corrotti e pigri per fare il loro dovere. visitate il sito e leggetevi gli articoli, vale la pena.
Come ultima nota:
In effetti un tema molto sentito e drammatico è proprio quello dell'inerzia della polizia indiana di fronte alle denunce che provengono dalle classi più povere. Particolarmente grave la denuncia delle madri di bambini scomparsi e di associazioni come CRY(Child Right and You) in base alla quale i poliziotti si rifiutano di prendere le denunce di scomparsa e non fanno molto per cercare i piccoli, i bambini scomparsi nella sola Delhi sono migliaia
art.della BBC che tratta il tema

-@- CRY Per l'autodeterminazione e la difesa delle bambine e delle donne
-@- CRY l' Associazione che si batte contro la violenza su donne e bambini
-@- Sport sans frontieres attraverso lo sport cerca di assicurare un futuro alle bambine e ragazze povere delle zone rurali
-@- Puntata di noexcuse2015-play 4 your right dedicata all'India MTV
-@- Sito ufficiale del Governo
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Intramontabile Raffa

Come è bello far l’amore io son pronta... e tu?

Tiziana Ficacci
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Dobbiamo tutti qualcosa a Raffaella Carrà. A 65 anni, una età in cui una donna in genere è considerata buona solo per fare la nonna e confezionare una maglia, torna in televisione a vivacizzare il sabato sera.
Conduttrice, attrice, ballerina, cantante, autrice di programmi tv... addirittura qualcuno le ha attribuito poteri taumaturgici.
Il suo perfetto caschetto biondo è rimasto immutato nel tempo, come gli abiti dalle spalline imbottite e pieni di luccichini.
Comincia la sua carriera come ballerina, ma le caviglie troppo fragili la dirottano sul cinema. Si diploma al centro sperimentale di cinematografia e partecipa a pellicole d’autore come La lunga notte del '43 di Florestano Vancini e I compagni di Mario Monicelli, o film come Valeria ragazza poco seria e Il peccato degli anni verdi.
E soprattutto recita nel romantico Il Colonnello Von Ryan con Frank Sinatra. Ma è in tv, negli anni Sessanta, che da il suo meglio, scoprendo la pancia e mostrando un delizioso ombelico a tortellino e cantando e ballando il Tuca Tuca: il ballo "...che ho inventato io per poterti dire mi piaci mi piaci mi pia' e quando ti guardo lo sai cosa voglio da te (ah aha)".
Negli Ottanta è la protagonista di programmi in cui risponde al telefono e propone giochi surreali, come indovinare quanti fagioli contiene un barattolo. Poteva Silvio Berlusconi,futuro primo ministro nostro, rimanere insensibile al fascino di una che balla balla balla senza respiro?
Comincia a blandirla con braccialetti Bulgari finché lei cede e concede un contratto biennale. Torna in rai e i suoi programmi, Carramba che fortuna, Carramba che sorpresa... tengono incollati al divano dieci milioni di spettatori con il fazzoletto in mano per asciugarsi le lacrime.
Affronta il lavoro con un impegno enorme, è preparata su tutto ciò che riguarda il mondo dello spettacolo, la sua perfetta conoscenza delle lingue l’ha portata ad avere un successo in tutto il mondo.
Ola Raffaella! Mai sposata, mai figli, poche storie conosciute, con uomini sicuramente intelligenti come Boncompagni e Japino, che lei ha trattato più come colleghi che come compagn-amanti. Pronto Raffaella!
E via dischi di platino, di oro... Maga Maghella in olandese, A far l’amore comincia tu in inglese, Fiesta la canzone più gettonata di tutti i tempi in America latina. Coraggiosa nel circondarsi dei Carramba boys, trattati da Raffa alla stregua di quarti di bue, proprio come si fa con le letterine, letteronze, schedine, veline... Che dire di più? Grazie Raffaella per continuare a farci cantare
...se ti lascia lo sai che si fa? Trovi un altro più bello che problemi non ha!
Tiziana Ficacci


Link utili su Raffa
La biografia su Mymovies
video su youtube
i testi delle canzoni su leonardo.it
Mille Carrà
Raffaella Carrà Fans
Raffa su wikipedia
altro sito amatoriale di fans
Centro sperimentale di cinematografia

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Ada Byron

poesia e numeri

Anna Spina
scrivici

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui uomini e donne di scienza riuscivano ad essere anche formidabili sognatori.Tra questi personaggi, le cui visonarie follie sono divenute pragmatiche realtà secoli dopo essere state sognate, un posto da regina merita Ada Byron – Lovelace.
Ada nasce dal famoso poeta Byron e da Annabelle Milbanke. Annabelle è razionale quanto Byron è poeta.Gli uomini purtroppo, si sa, sono molto inclini ai piaceri della vita, un poco meno ai doveri, egoisti alquanto, gli uomini poeti devono avere in massima dose entrambi i vizi: egoismo e scarsa attitudine alla vita familiare,
Byron, in particolare, messa al mondo Ada, taglia la corda, non la rivedrà mai più quella sua figlia, che vorrà essere seppellita accanto al padre.
Annabelle Milbanke, la “Principessa del parallelogramma”, come la chiama il geniale suo sposo, teme gli endecasillabi più del morbillo, del raffreddore, della scarlattina, decide, così, che la sua Ada dovrà avere una educazione scientifica: a morte le rime, dunque, viva le tabelline.
Ada giunta a 17 anni prende lezioni di matematica da Mary Somerville, la studiosa che, ragazzina, ribelle al padre, nelle notti scozzesi, di nascosto, leggeva Euclide ed imparava l’algebra.
Se, come scrive il profeta “ingannevole è il cuore più d’ogni cosa” [Geremia] anche il corredo genetico, oltre il cuore, è ingannevole, ed Ada, seguita dalla sua illustre maestra, che con acume non ne spegne gli interessi extra-matematici, anzi, cerca di usarli per insegnarle meglio, pare aver ereditato, a dispetto di Annabelle, lo sguardo incantato, visonario del poeta, marinato, però, in salsa algebrica.
Un 14 giugno del 1822 un matematico inglese, Charles Babbage, presentava alla Royal Astronomical Society Il progetto di un complesso marchingegno: “la macchina differenziale”
Babbage amava l’ordine, Leibniz e forse odiava i calcoli sbagliati, decise, quindi, riprendendo l’idea da un tedesco, J H Muller, di creare una macchina capace, tramite i polinomi, di compiere calcoli trigonometrici.
La Royal Astronomical Society, convinta da Babbage, finanziava la realizzazione della macchina differenziale che, però, vuoi per i problemi meccanici vuoi per le indecisioni del suo inventore, non riuscì mai a funzionare come si deve (solo ai nostri giorni, nel 1989-91,infine, si creò una macchina differenziale funzionante usando i disegni del suo “papà”)
Dieci anni più tardi e tanti disegni, segni e sogni dopo, oltre che qualche migliaio di sterline, Ada, durante un ricevimento della Somerville, incontra Babbage.
Resta affascinata dall’idea della macchina per i calcoli e più ancora dall’idea di un nuova macchina immaginata dalla mente febrile di questo matematico vedovo di quaranta anni: una macchina che “ragionasse”, la “macchina analitica”.
I due, l’amante di Leibniz e dell’ordine, e Ada la figlia della poesia e del parallelogramma, iniziano a scriversi.Ada sogna, ma i suoi sogni sono particolari: fatti di schede, numeri, calcoli.
Sogna una macchina capace di creare e suonare musica, che ama tanto, di creare grafica; una macchina capace di unire in se la mente limpida, i numeri severi, rigorosi e l’ingannevole, bizzarro cuore umano;
una macchina in grado di rendere amici il compasso e la penna, le tavole pitagoriche e le poesie notturne. Passano ancora dieci anni, Ada è una nobildonna madre di famiglia, ha sposato il conte Lovelace ed ha tre figli, nel 1843 traduce un lavoro di Menabrea,
il nostro matematico militare, nemico di Garibaldi, amico delle scienze esatte. L’articolo tratta proprio della macchina analitica di Babbage
Ada lo traduce, ma non solo, lo amplia e, nella sua forza visionaria, divina il moderno PC. Molto prima del loro effettivo utilizzo, Ada, studia la possibilità di usare schede preforate per far compiere alla macchina i calcoli, studia e studia, creando un programma per i numeri di Bernoulli, un programma tanto più preciso e complesso quale mai lo stesso Babbage ha osato scrivere, di fatto, ad Ada si deve il primo programma della storia dei calcolatori.
Il 27 novembre del 1852 Ada Lovelace Byron muore, forse per un tumore all’utero. Nel 1979 il Dipartimento di Difesa statunitense sviluppa un linguaggio di programmazione, il linguaggio ADA, ADA come Ada Byron Contessa di Lovelace e regina visionaria dell’informatica, figlia del poeta e della principessa del parallelogramma.
LA CURIOSITA'
ad Ada Byron è idealmente intitolato un concorso italiano che premia ed incoraggia le donne che sul Web lavorano, scrivono , sognano
nume titolare e simbolo del concorso è proprio Ada Byron, il Premio DONNAèWEB è giunto quest'anno alla sua quinta edizione, ha come cornice la bella città di Viareggio

Ti segnaliamo su Ada Byron sulle donne nelle scienze e sulla storia dei pionieiri del PC questi bei siti

www.universitadelledonne.it
www.dols.net
www.spore.it
Babbage
la macchina differenziale
Mary Somerville
polimath
Uniroma3
woman astronomer
awis.org
acarol

Leggendo leggendo


Nicolas Witkowski, TROPPO BELLE PER ESSERE NOBEL

Editore: Bollati Boringhieri
Prezzo: € 25, 157 pp.
di Tiziana Ficacci

“Secondo voi, signor Maston,vedendo cadere una mela, nessuna donna avrebbe mai potuto scoprire le leggi della gravitazione universale, come fece l’illustre scienziato inglese della fine del XVII secolo?” “Vedendo cadere una mela, signor Scorbitt, a una donna non sarebbe venuta altra idea… che mangiarsela… secondo l’esempio di nostra madre Eva!” Jules Verne, Il mondo sottosopra, 1899

Si parla di una triste storia, fatta di soprusi e di umiliazioni dove, come spesso accade a noi donne, siamo vittime e complici, le prime ad avere scarsa autostima e poca fiducia in noi. Se si scorrono gli elenchi delle scienziate vediamo i nomi di mogli, sorelle, figlie, amanti di personaggi illustri, che altrimenti mai sarebbero entrate in quell’albo d’oro. E spesso, per rimanerci, pronte a tornare ai fornelli e sotto le lenzuola. Eppure il Pantheon delle “scopritrici” è ricco: Huang Daopo è passata alla storia per aver inventato l’arcolaio a pedale nel XIII secolo che anticipa la macchina da cucire Singer dell’Ottocento. L’artigianato tessile è materia femminile, anche se si racconta solo di stolte fanciulle che si pungono con il fuso mentre principetti si industriano a portarsele in verdi radure.

E infatti leggiamo che nel 1589 tal William Lee inventò un telaio per facilitare il lavoro della dolce Mary Patson di cui era innamorato. Il perfezionamento dell’arcolaio a pedale di Huang Daopo è, di fatto, maschile. Nel XVI secolo la danese Sophie Brahe è la madre della medicina fitologica; nel suo giardino coltiva le erbe e nel suo laboratorio isola i principi attivi delle piante, finché un giorno incontra un fascinoso alchimista per il quale abbandona il suo lavoro finendo i suoi giorni a fare decotti per l’alchimista.
Di Marie Lavoiser conosciamo il ritratto di David che la ritrae dietro l’insigne marito. Ma fu lei a completare il Trattato di chimica elementare dopo la morte dell’oppressivo coniuge. Nel 1830 Mary Somerville, brillante astrofisica, si convince che la ricerca è cosa da maschi e si dedica alla divulgazione scientifica.

Rosalind Franklin scopre la struttura a doppia elica del DNA, ma è precisa, vuole fare ancora verifiche, e il collega James Watson le frega il Nobel.
Lo stesso per Lise Meinter che scopre la fissione nucleare… troppo belle, troppo insicure, troppo ingenue per farsi valere.

Tiziana Ficacci
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